L’insaziabile Ong vuole di più. Critiche al Conte 2: come con Salvini

Quando c’è un brutto razzista al governo, è facile gridare allo scandalo. Quando il timone è in mano ad un democraticissimo Conte, sostenuto da altrettanto democratici partiti e movimenti, allora la partita si fa più complessa.E il gioco d’equilibrismo diventa sperticato. Oggi su Repubblica la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, ha scagliato un tale dardo contro l’esecutivo che se fosse successo un anno fa, quando al Viminale sedeva Matteo Salvini, avrebbe fatto urlare allo scandalo tutti i giornali. E invece nulla.

Pochi giorni fa, Sea Watch è tornata a solcare il Mare nostrum alla ricerca di disperati sui gommoni. L’ennesima missione, niente di nuovo. Ma stavolta il quadro s’è fatto più intricato: Malta ha appena firmato un accordo per i respingimenti con la Libia; e da quando c’è l’emergenza coronavirus il governo ha dichiarato l’Italia porto “non sicuro” per lo sbarco di migranti salvati in operazioni Sar. Visto che le Ong non intendono riportare a Tripoli gli stranieri, il rischio è che si ripeta quanto successo un’estate fa: navi ferme al largo, con migranti in attesa di sbarco. “Quel provvedimento strumentalizza l’emergenza sanitaria proprio per evitare un’assunzione di responsabilità ma diciamolo pure per ostacolare l’azione delle Ong – dice Linardi – Prova ne sia che circostanzia proprio l’identikit delle navi battenti bandiera straniera a cui è inibito l’accesso in Italia: quelle di soccorso sì, i mercantili no”. Normalmente sui giornali non si sarebbe parlato d’altro, stavolta invece nessuno che cavalchi le proteste degli umanitari. E pensare che Linardi lo dice chiaro e tondo: il Conte 2, sul tema sbarchi, è come il Conte 1. “Non abbiamo visto nessuna delle azioni di discontinuità con il governo precedente che ci attendevamo. Da paese civile l’Italia non può rispondere alla richiesta di aiuto con iniziative legislative non in linea con il diritto internazionale”. Giuseppi come Salvini.

A dire il vero, i numeri raccontano una storia ben peggiore. Da Capodanno a oggi sono approdati in Italia 5.472 stranieri, contro i 2.128 dell’anno scorso. Secondo i servizi segreti ci sono oltre 20mila migranti pronti a partire dalla Libia. E secondo l’Onu, come rivelato dal Giornale.it, sono circa 650mila le persone pronte a cercare fortuna in Europa. Inoltre l’avvicinarsi della stagione estiva lascia presagire un incremento incontrollato delle attività dei trafficanti. Lampedusa però è già al collasso e Trieste, sulla frontiera a Nord-Est, vive da settimane la pressione incontrollata degli stranieri in arrivo dalla rotta Balcanica. In questo contesto, in molti temono che il ritorno in mare delle Ong possa far aumentare gli sbarchi. Non è un caso se, stando a quanto riferito dal Corriere, il Viminale avrebbe avviato la trattativa con Tripoli per la consegna di motovedette e aiuti per garantire il pattugliamento delle coste libiche (misura contestata dalle Ong, ma figlia di un accordo stretto dal governo piddino del duo Gentiloni-Minniti).

Forse le organizzazioni umanitarie si aspettavano di più da un governo amico. “Senza Salvini al governo cambierà tutto”, avranno pensato. Poi però qualcosa è andato storto. In effetti il ministro Lamorgese aveva promesso di cambiare i decreti sicurezza, o almeno di rivederli secondo le indicazioni del presidente Mattarella. Ma il virus ha bloccato tutto e nel calderone c’è finito pure il divieto di sbarco alle navi umanitarie causa pandemia. A quanto pare, alle Ong non basta l’aumento degli sbarchi, non bastano le politiche sui migranti, le interviste conciliati del nuovo ministro dell’Interno o, come dici Salvini, “l’aumento delle spese per l’accoglienza”. Non pare essere sufficiente nemmeno la sanatoria flop tanto voluta da Teresa Bellanova. Forse vorrebbero lo ius soli, su cui peraltro si è iniziato a discutere. O magari l’intento è solo quello di tornare ad avere più spazio di manovra in mare. Quel che è certo è che l’estate si avvicina. E le polemiche torneranno a infiammare il dibattito pubblico.


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