L’Isis in Libia sta arruolando un “esercito dei miserabili”

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IsisLe bandiere nere fanno sempre più proseliti ai confini meridionali della Libia. Un’armata nera che rafforza i ranghi dello Stato Islamico a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste.

Uomini presi per fame e per disperazione, arruolati negli Stati più poveri dell’Africa grazie al miraggio del denaro. Come racconta in esclusiva il quotidiano londinese The Telegraph, gli emissari del Califfato in Libia sono disposti a pagare fino a mille dollari per reclutare mercenari nell’Africa Subsahariana. Vengono dal Ciad, dal Mali, Dal Sudan: entrano in Libia seguendo le carovaniere usate dai trafficanti di uomini che spingono verso nord le grandi masse di migranti che viaggiano verso l’Europa.

Secondo uno schema già adoperato dal colonnello Gheddafi, i jihadisti che controllano Sirtesfruttano la miseria dell’Africa nera per rinfoltire i ranghi dei propri eserciti, affiancando ai combattenti maghrebini e mediorientali nuove migliaia di subsahariani.

Il quotidiano britannico cita la testimonianza della polizia di Misurata, che conferma come i miliziani del Califfato in Libia utilizzino i canali delle migrazioni clandestine per reclutare nuovi combattenti. I servizi libici fedeli a Tripoli stimano che il 70% degli effettivi dell’Isis a Sirte sia composto da uomini non libici. La maggior parte sono tunisini, subito seguiti da egiziani e sudanesi. Nella classifica dei Paesi che forniscono più soldati vengono quindi Stati subsahariani come Ciad e Nigeria, insieme all’Algeria e agli Stati del Golfo.

Gli estesi confini della Libia e la vastità del deserto non aiutano le autorità libiche a garantire l’impermeabilità delle frontiere meridionali del Paese. Che infatti sono regolarmente attraversate dai trafficanti di uomini. E dai miliziani diretti a combattere per il Califfato.

Il Giornale.it

 

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