L’Italia non è un paese per madri

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  • (ANSA) – PALERMO, 02 LUG – FLAVIA GASPERETTI, “MADRI E NO. RAGIONI E PERCORSI DI NON MATERNITA’. MARSILIO PP. 189, 17 EURO
        Questo non è un paese per madri, anzi: questo non è un mondo per madri. Detto ciò, la considerazione di Flavia Gasperetti nel suo “Madri e no”, in libreria dal 2 luglio, non poggia su un assunto ideologico, ma su dati di realtà: i numeri dell’Istat, infatti, dicono che le italiane hanno 1,32 figli a testa, nonostante non sia il minimo storico, stabilito tra il 1976 e il 1995, quando la natalità raggiunse 1,19 figli per donna. Dando uno sguardo a quel che accade al di là dei nostri confini, si scopre che una nazione come la Francia ha una media di 1,96. Ma oltralpe c’è un organizzazione sociale, fatta di servizi e incentivi, che da noi non esiste.
        Flavia Gasperetti, scrittrice, traduttrice e storica del lavoro femminile, si fa qualche domanda: “Come abbiamo fatto a costruire un habitat talmente sfavorevole alle madri?”.
        Va subito chiarito che il libro non è un manifesto dell’orgoglio nulliparo. Le teorie femministe, anche le più “arrabbiate”, nella riflessione di Gasperetti diventano un setaccio che rende lampanti le contraddizioni dell’oggi, tra scelte intime e destini collettivi. Centrale è nel libro il privato dell’autrice, il suo rapporto con i compagni e i loro figli, con la madre australiana. Gasperetti si fa osservatrice e osservata.
        E intanto lancia uno sguardo al “Mother’s Index” globale, una graduatoria che misura la qualità di vita delle madri di ciascun paese. Nell’ultimo ranking pubblicato nel 2015, l’Italia è al dodicesimo posto. Il primo spetta alla Norvegia, l’ultimo alla Somalia. La natalità è diminuita in modo più marcato nelle aree dove l’occupazione femminile è più bassa e i servizi per l’infanzia più carenti. Abruzzo, Puglie e Calabria, le regioni ultime classificate nel Mother’s Index italiano, il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta le più virtuose.
        Siamo sicuri dell’esistenza del cosiddetto istinto materno? “Faceva bene Simone de Beauvoir – scrive Gasperetti – a rifiutare l’utilizzo del termine e parlare invece di ‘sentimento’ materno, dal momento che nella collettività umana niente è naturale e la donna non è definita né dai suoi ormoni né da istinti misteriosi”. Nessun destino ineluttabile, dunque.
        E poi chi si pente di non aver avuto figli ne parla. Chi si pente di averli avuti, invece, lo fa in segreto. Pur ammirando chi vuole avere figli, nonostante una realtà ostile, “l’ammirazione – dice Gasperetti – non mi porta a voler entrare nelle loro fila”.
        E qui entra in gioco la dimensione meno intima della questione, scaturita dalla riflessione del filosofo Emanuele Coccia sul futuro: “Il nuovo è la crisi climatica che, di qui a cinquant’anni, farà sì che in Italia non avremo acqua per tutti – osserva Coccia – il nuovo è il fatto che la ricchezza non è più prodotta attraverso il lavoro e che bisogna costruire un modello di umanità che sappia spendere il tempo (infinito) e darsi un senso della vita senza lavorare. Il nuovo è il fatto che la famiglia borghese non riesce più a contenere le forme e le intensità dell’amore di oggi e che bisognerà inventare nuove modalità di gestione dell’infanzia”. Come sarà il mondo senza il lavoro e forse senza madri? E non è una questione di genere.
        (ANSA).
       


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