Lo sequestrano con un coltello: già in libertà quattro immigrati

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Lo hanno chiuso nel bagno della casa di accoglienza, lo hanno legato, picchiato e minacciato di morte con un coltellaccio da cucina: già libero.

Continuano le polemiche sull’accoglienza e si profila un processo per il Ministro degli Interni, ma come funzionano e cosa succede nei luoghi deputati a un’accoglienza impraticabile? Non ci sono solo i sindaci disobbedienti e file fantomatiche integrazioni alla pummarola, ci sono anche le disobbedienze dei richiedenti asilo, le aggressioni e un’assurda impossibilità di detenzione.

A Carate Brianza per esempio, alcuni giorni fa: il 24 gennaio scorso, un gruppo di immigrati ospitati per ottenere pochi euro ha sequestrato, duramente malmenato e minacciato col coltello un mediatore culturale della cooperativa “I girasoli” che ne gestisce l’accoglienza. Il motivo sarebbe da addebitarsi al “reddito di cittadinanza del richiedente asilo”: quei 2 euro e mezzo che gli spettano quotidianamente, per un totale di 77 euro e 50 mensili.

Per rendere più motivante la richiesta delle loro spettanze, in quattro poco più che ventenni hanno sequestrato un uomo, lo hanno chiuso nel bagno della casa di accoglienza, lo hanno legato, picchiato e minacciato di morte con un coltellaccio da cucina, in un clima e in contesto da horror thriller che probabilmente lui ricorderà a lungo. Sul posto sono fortunatamente arrivati i nostri: i Carabinieri di Carate e della compagnia di Seregno che, chiamati di nascosto col cellulare dallo stesso operatore, hanno arrestato gli aggressori e li hanno portati in caserma. Altri presenti ma non coinvolti direttamente sono rimasti nella struttura della casa di accoglienza per poi andare a manifestare sotto le finestre dell’Arma, a sostegno degli amici rapitori e rapinatori. Nessun procedimento per i manifestanti ma per i fermati è scattato l’arresto per rapina e sequestro di persona. Così sembrava essersi concluso un assurdo e folle gesto dalle possibili conseguenze ben peggiori senza il tempestivo intervento delle forze dell’ordine.

Tutto è bene quel che finisce bene allora? Mica sempre e mica tanto. Il 28 gennaio la sorpresa: gli arrestati sono sì arrestati ma tornano liberi, con l’obbligo di non recarsi al centro accoglienza di Carate dove prima del fatto di violenza erano ospiti. E’ un normale paradosso kafkiano quello per cui i quattro giovani nordafricani sono stati scarcerati. L’aggressione compiuta impedisce loro la permanenza nel centro accoglienza ma al tempo stesso il loro stato di richiedenti asilo ne impedisce l’arresto. Quindi i quattro, tre nigeriani ventenni e il gambiano di 25 anni sono liberi e resteranno sul nostro suolo. Cioè per strada. Il Giornale.it

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