Luigi Bisignani e la minaccia dei poteri forti, il vero pericolo che corre Matteo Salvini

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Caro direttore, Matteo Salvini ha capito perfettamente che un raffazzonato Conte bis, un governo balneare o un rimpasto sarebbe un ritorno al peggio della Prima Repubblica. L’unica soluzione sono le elezioni, anche perché il Pd di Zingaretti non ha alcuna intenzione di fare pasticci con quel che resta dei grillini. E Mattarella ne è stato informato. Comunque, dopo questa pagliacciata sul Tav, hai ragione tu quando scrivi che in economia il Capitano ha forse troppe idee, visto che si deve confrontare all’interno con quattro visioni diverse portate avanti dai vari Borghi, Siri, Garavaglia e Giorgetti.

Se avesse deciso di continuare a tenere in vita questo governo, non sarebbe riuscito a fare neppure una delle cose che si propone, rischiando di finire come Renzi, il quale si ritrova senza un partito, ad inseguire querele e giornalisti, o come Di Maio, che rimarrà presto senza il Movimento, scaricato perfino dai peones e bombardato ogni giorno da Grillo, Casaleggio, Fico e Di Battista. Salvini sul rilancio degli investimenti e su una sforbiciata alle tasse è riuscito per ora solo a parole a mettere d’accordo Confindustria e sindacati. Come se non bastasse, ha promesso pure il taglio della Tasi, la tassa sui proprietari di immobili che si aggiunge all’Imu e che è la più facile da individuare e quantificare, un miliardo di euro. Un programma di politica economica ambizioso che porta con sé anche la riduzione del costo del lavoro, ma un libro dei sogni che non potrà mai realizzare, se non cambiano le regole europee e se non ha una solida nuova maggioranza parlamentare.

E Matteo si metta l’anima in pace, le regole in Europa la Lega non le cambieràperché per ora non ha né i numeri né la forza. Il capitano ha vinto le elezioni di maggio con uno slogan vuoto, quello della nuova Europa appunto, ma non è più il caso di creare illusioni prendendo impegni che già da ora sa di non poter mantenere con questi alleati. Lo stesso «azzardo morale», come si definisce in economia questo comportamento, che afflisse Renzi e ne determinò la fine.

Nessuno poi crede all’altra espressione, tanto felice quanto falsa, uscita dall’incontro con le parti sociali, per cui se si sfora bisogna farlo per spingere la competitività dell’ Italia e non per spesa corrente. L’esatto contrario di quello che è stato fatto fino a ora da questo governo morente, nonché l’impronta che intende dare alla prossima Legge di bilancio il Movimento 5 Stelle, con l’avallo del premier pro tempore Giuseppe Conte e del ministro dell’ Economia Giovanni Tria, se resistono alla tempesta di questi giorni.

Il che dimostra la piena spaccatura della maggioranza, che davvero non può più reggere. Lo stesso Salvini se ne è perfettamente reso conto, non come Luigi Di Maio che ha sbandierato l’ inutile mozione No Tav al Senato per poter dire che l’M5S mantiene le proprie posizioni, mentre ai tavoli che contano si va in direzione opposta. E infatti gli è tornata indietro come un boomerang.

Ormai anche i mercati hanno capito il bluff e sono stati minimamente calmi soltanto perché non ascoltano più nessuno e sperano solo nelle elezioni. Finalmente Salvini sembra dar retta ai suoi e non si accontenta più solo delle teste di Toninelli, Tria e della ministra Trenta. L’economia e gli altri poteri forti, nazionali e internazionali, non gli avrebbero dato tregua.

Finalmente il coraggio di andare alle elezioni sembrano averglielo dato invece gli assist forniti dai grillini, tra Tav, giustizia e flat tax. Un programma elettorale con il quale Matteo farebbe il pieno di voti come tutti i sondaggi gli confermano. Mentre Conte cerca ormai disperatamente solo un posto da Commissario europeo.

di Luigi Bisignani

Libero

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