
Dopo essere stato sedotto e abbandonato dal Pd durante la campagna elettorale per le amministrative in Emilia Romagna, il leader delle sardine Mattia Santori si è preso una pausa di riflessione dalla politica attiva partecipando alla puntata bolognese del programma di Stanley Tucci Searching for Italy. Mentre accompagnava l’attore di origine calabrese tra mortadella e altri prodotti tipici emiliani, però, Santori meditava il suo grande ritorno in politica. Per farlo, ha deciso di comporre un improbabile dream team con l’ex radicale Marco Cappato, il paladino dell’eutanasia, per lanciare una nuova proposta politica basata sull’estremizzazione dell’utopia della democrazia diretta teorizzata da Gianroberto Casaleggio: si chiama “Politici per caso”.
Proprio come suggerisce il nome, l’idea di Santori e Cappato sarebbe quella di importare l’idea delle cosiddette Citizens’Assembly, molto in voga in Nord Europa, e tirare a sorte cittadini comuni, chiuderli dentro una stanza con degli “esperti” e disquisire di temi rilevanti dal punto di vista politico per proporre idee da presentare in Parlamento o da sottoporre come materia di referendum.
L’era della politica dei “miracolati” inaugurata proprio dalle idee di Casaleggio e del Movimento 5 Stelle, che ha dato i natali ad una classe dirigente di inadeguati e gli ha consentito di fronteggiare una pandemia senza la minima percezione del reale e la minima competenza tecnica, non deve aver insegnato nulla al dinamic duo.
Anzi. Al grido di disperazione degli italiani che non vedevano l’ora di ripartire da figure politiche formate, competenti, preparate dal punto di vista tecnico e culturale, Santori e Cappato rispondono con un progetto capace di far impallidire persino il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini.
L’esempio francese
Il primo punto in agenda dei “Politici per caso” dovrebbe essere l’ambiente, prendendo slancio dalla creazione, anch’essa di matrice grillina, del Ministero della Transizione Ecologica. I cittadini selezionati su base campionaria dovrebbero quindi discutere di proposte per fronteggiare l’emergenza climatica, proprio come successo di recente in Francia, dove il Presidente Macron, finito all’Eliseo proprio guidando un pronte populista, ma travolto ben presto dalle critiche, dalle sommosse dei gilet gialli e dagli attacchi delle opposizioni, ha deciso di ascoltare le proposte formulate da 150 cittadini pescati a sorte per stilare i punti cardine della nuova politica energetica francese di stampo “green”.
Com’è finita? Che l’assemblea di uomini qualunque ha formulato 149 proposte, tra cui rendere l’ecocidio un crimine, tagliare l’IVA sui biglietti del treno, limitare la pubblicità dei prodotti inquinanti, imporre il limite di velocità a 110 chilometri all’ora in autostrada e vietare i voli nazionali su viaggi che possono essere fatti in treno in meno di quattro ore. La stragrande maggioranza delle idee, nemiche della realpolitik, sono state cestinate all’istante. Altri esempi, più o meno riusciti, provengono da Canada, Australia, Giappone, Olanda, Irlanda, Spagna, Belgio e Germania.
Ma perché proprio partire proprio dall’ambiente? Perché a detta dei promotori sarebbe uno degli argomenti che non vengono affrontati con trasparenza e serietà dalla classe politica poiché “impopolari”. Chi meglio di un cittadino pescato a random fuori da un bar, dunque, potrebbe risolvere il problema? Successivamente, poiché qualsiasi decisione rilevante potrebbe risultare appunto “controproducente” sul piano dei consensi dei partiti tradizionali, le assemblee sarebbero chiamate a pronunciarsi su tutti i grandi temi decisivi per il futuro del Paese.
Il primo passo verso il paradiso antipolitico di Santori e Cappato sarà quello di raccogliere le 50mila firme necessarie per chiedere l’istituzione dello strumento delle assemblee casuali e redigere un appello diretto al premier Mario Draghi affinché si faccia carico della questione. Dimenticano, Santori e Cappato, che si tratterebbe dello stesso Draghi che ha ricevuto l’incarico da Mattarella quale “personalità di altissimo profilo”. L’esatto opposto del politico come fortunato vincitore di un concorso a premi per corrispondenza.
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