Mahmood, webserie sui ragazzi di 2/a generazione

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  • Si parla di “nuova generazione, amore, cultura diversità, uguaglianza, inclusione, pregiudizio, razzismo, radici, identità. Parliamo di Rajel, una nuova serie per andare oltre le differenze”. Così Mahmood, da ‘ambassador’ del progetto, introduce nel promo la webseries in quattro episodi (ne uscirà uno a settimana) al debutto dal 9 luglio su You tube, dedicata proprio ai ragazzi di seconda generazione. La serie, diretta da Andrea Brunetti è nata da Oltre – ‘Oltre l’orizzonte, Contro-narrazioni dai margini al centro’, progetto italiano realizzato da un partenariato guidato dall’Università di Roma Tor Vergata e composto con Università “La Sapienza” di Roma e le Università degli Studi di Cagliari e di Palermo, insieme a varie associazioni e con il sostegno della Commissione Europea, Direzione Generale Migrazioni e Affari Interni. L’obiettivo è sostenere i giovani di nuova generazione attraverso una narrazione positiva con esempi di inclusione, promuovendo anche percorsi di prevenzione della radicalizzazione.

    La serie unisce attori professionisti e non. Protagonisti, Ramzi Lafrindi, nato in Marocco, arrivato in Italia a sette anni, e già conosciuto come stand-up comedian che ironizza sui pregiudizi razziali, e Dounia Filali, classe 1997, italiana di seconda generazione, nata a Castiglione delle Stiviere (Mn). “Hanno personalità molto diverse. Ramzi è più istintivo, ma ha una curiosità e un’energia irrefrenabili- spiega il regista -. Dunia è una giovane donna colta, intelligente, super sveglia, molto consapevole delle tematiche anche di genere”. Ognuno dei quattro episodi è accompagnato da una clip di Mahmood che riflette sui temi della puntata o racconta proprie esperienze. “Abbiamo iniziato i contatti con Alessandro (vero nome del musicista) prima che vincesse Sanremo e abbiamo girato le clip con lui dopo il covid – spiega Marianna Pizzocri di Jellyfish -. Rappresenta appieno gli italiani di nuova generazione, è un bellissimo esempio di contronarrazione positiva e ha affrontato nella sua arte e la sua vita gli stereotipi”. Nella colonna sonora non c’è musica del vincitore di Sanremo 2019, ma figura “Tutto il mondo è paese” di Maruego, cantante trapper milanese di origini marocchine. La trama di Rajel (è la parola araba per dire ‘uomo’), che ha un tono di dramedy, ruota intorno al personaggio di Raf (Lafrindi), giovane musulmano di seconda generazione, testardo, ribelle e provocatore, che dopo essere stato sorpreso a rubare con un gruppo di conoscenti, si ritrova per ottenere la libertà vigilata, a essere coinvolto nelle riprese di una serie. Le sue vicende si intrecciano a quelle dei ragazzi e degli adulti che incontra sul set, tra amori adolescenziali e con?itti generazionali. Accanto ai vari personaggi “fisici”, si aggiunge la figura del “reclutatore”, che non compare mai di persona ma prova a influenzare con vari messaggi, Raf.

    “Il tema viene lasciato sfumato. Rajel è soprattutto un romanzo di formazione – dice Brunetti -. I personaggi speriamo abbiano una risonanza universale ma non intendono rappresentare in maniera esaustiva o ideologica una tematica”. La serie “vuole accendere una luce su una zona della società abitualmente poco raccontata – aggiunge il regista -. Parlando di una componente della società che un po’ per colpa dei pregiudizi, un po’ per politici idioti, viene spesso malintesa o stereotipata”. “Con Rajel- sottolinea Andrea Volterrani, Ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi di Roma Tor Vergata – vogliamo mettere in risalto la strada del dialogo”. Stando ai dati del 2018, i minori di seconda generazione in Italia sono oltre un milione e 300 mila: “Questi ragazzi vanno considerati una risorsa per il Paese e non un problema come molti vorrebbero far credere. Sono giovani che non avendo la cittadinanza, non vivono nemmeno da cittadini di serie B, sono non cittadini”.


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