Meloni avverte gli alleati: “Ora lealtà e compattezza”

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  • «Avevamo promesso che saremmo stati veloci e veloci siamo stati». La tempistica alla prova dei fatti viene rispettata. Giorgia Meloni firma la lista di viceministri e sottosegretari e definisce la squadra di governo rendendola pienamente operativa. Lo schema prevede 39 incarichi: 8 viceministri e 31 sottosegretari, la metà dei quali assegnati a Fratelli d’Italia, il resto a Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Una distribuzione che suscita piena soddisfazione nella Lega – non è un caso che Matteo Salvini prima ancora che la premier renda noti i nomi in maniera ufficiale si affretti a diffondere l’elenco della squadra leghista – e qualche perplessità nel partito azzurro per qualche veto scattato su alcuni dei nomi proposti, veti scattati in una logica giudicata eccessivamente difensiva e in alcuni casi poco garantista, visto che gli esclusi non sono neppure indagati.

    Il bilancio finale della trattativa viene riassunto così da Giorgia Meloni: «Mi aspetto dalla mia squadra compattezza e lealtà e le sto riscontrando. Ho letto molte ricostruzioni ma dico la verità: in questa fase non ci sono stati problemi, in Cdm si respira un clima di grande compattezza ed entusiasmo pur nella consapevolezza delle difficoltà. Il fatto di governare nel momento più difficile per la Nazione ci porta a mettere gli individualismi da parte e tutte le volte che abbiamo avuto punti di vista diversi l’obiettivo condiviso è stato quello di arrivare a una soluzione».

    Il metodo adottato è quello che cerca di unire merito, rappresentanza territoriale ed equilibrio di genere. «Il criterio era di individuare le persone migliori per determinati incarichi. Ovviamente facendo delle mediazioni. C’era il tema di rappresentanza femminile e quella territoriale, non è mai un lavoro facilissimo, ma noi abbiamo fatto tutto in poche ore e dove ho avuto dei dubbi non ho avuto problemi a farli presenti e ad avere risposte positive: si vogliono risolvere i problemi, ne sono contenta. I problemi arriveranno, ma stiamo procedendo con grande condivisione e voglia di fare».

    C’è spazio per una risposta sull’inevitabile tema della presa di distanza dalle nostalgie fasciste. «La manifestazione di Predappio politicamente è una cosa distante da me in maniera molto significativa». Ma c’è anche una raccomandazione e un invito alla vigilanza interna lanciata dalla Meloni nella chat dei parlamentari di Fratelli d’Italia: «Segnalatemi per tempo ogni quesito e situazione che possa danneggiare la nostra immagine come partito affinché possa affrontarla».

    La lista non è priva di sorprese. Fino alla mattina di ieri, ad esempio, nell’elenco figurava ancora il nome dell’ex a capogruppo azzurro Paolo Barelli agli Interni, poi saltato. Forza Italia alla fine incassa 8 posti: 3 viceministri e 5 sottosegretari. La Lega piazza 11 dei suoi: 2 viceministri e 9 sottosegretari. Per Forza Italia non mancano le sorprese. Alla fine non entra il calabrese e coordinatore regionale, Giuseppe Mangiavalori (la Calabria è la regione in cui gli azzurri hanno conseguito il risultato migliore e non ci sono ministri calabresi), ma al suo posto, viene nominata agli Esteri Maria Tripodi, 40 anni calabrese, non rieletta. Valentino Valentini, 60 anni, invece non va agli Esteri ma ottiene la delega di viceministro allo Sviluppo Economico.

    Per la Lega arrivano due poltrone decisamente strategiche. Nicola Molteni – l’uomo dei decreti sicurezza – da sottosegretario agli Interni consentirà una forte agibilità politica al Carroccio nel ministero dove il leader del partito avrebbe voluto fortemente tornare. Matteo Salvini, inoltre, potrà contare su Edoardo Rixi come viceministro alle Infrastrutture: una sponda importante in quello che è il suo dicastero attuale e una presenza fidata che gli consentirà di continuare a muoversi sul territorio e di esercitare al meglio il suo ruolo politico a tutto campo.


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