Meloni: caso devastante Metsola: no a impunità. Nel Pd caccia ai sospetti

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  • «L’inchiesta è un danno per la democrazia, l’Europa e ogni cosa per cui combattiamo. Servono anni per costruire la fiducia, ma un momento per perderla». La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, al vertice Ue, usa parole ben pesate e drammatiche per avvertire del pericolo che il dilagare dello scandalo comporta. Non tanto per la reputazione dei singoli personaggi coinvolti o dei loro partiti, ma per l’idea stessa di Europa e di società aperta, assediata da regimi illiberali che vorrebbero distruggerla. Metsola promette un «pacchetto di riforme» per impedire l’infiltrazione di interessi politico-economici esterni, e intanto l’aula da lei presieduta approva a tempo di record, e con una schiacciante maggioranza (541 sì due i contrari e tre gli astenuti) una risoluzione che denuncia lo scandalo e chiede la sospensione di tutti i fascicoli relativi al Qatar e dell’accesso alle istituzioni europee ai rappresentanti dell’Emirato. «Questo non è business as usual – sottolinea la presidente Metsola – farò tutto quello che posso per ripristinare la posizione della casa della democrazia come legislatore, come istituzione che prende decisioni, che è trasparente e che non è in vendita ad attori stranieri che cercano di minarci». Anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, arrivata ieri a Bruxelles per il suo primo Consiglio europeo, non maschera l’allarme: «Lo scenario è oggettivamente preoccupante, le notizie che escono raccontano qualcosa che non avremmo mai immaginato e dai contorni devastanti. Credo che di fronte a vicende di questo tipo conti molto la reazione, che deve essere ferma e decisa. Si deve andare fino in fondo e non si devono fare sconti. Ne va della credibilità dell’Unione europea e delle nostre nazioni».La drammaticità della vicenda, sottolineata da Meloni e Metsola, non impedisce che venga utilizzata per giochini di parte tra gli schieramenti politici. Mentre il Pse, nell’occhio del ciclone, promette «tolleranza zero» contro le pecore nere, il gruppo del Ppe ne approfitta per bastonarli: «Dobbiamo affrontare questa ipocrisia: il gruppo dei Socialisti, il più santo dei santi è l’epicentro del Qatargate ed è ora che siano ritenuti responsabili». E c’è anche chi utilizza la vicenda del cosiddetto Qatargate per autoassolversi da un recente passato di rapporti politici troppo stretti con un altro Stato canaglia, dedito da decenni alla corruzione e all’inquinamento delle pubbliche opinioni occidentali, come la Russia. «Da anni infangano la Lega cercando rubli (che non ci sono) con articoli, inchieste e commissioni», dice Matteo Salvini, ma allo stesso tempo «gli passavano sotto il naso milioni di euro in corruzione dai paesi islamici. Penosi». Ma anche nel Pd, terremotato dalle rivelazioni sul caso, il Qatargate minaccia di diventare materia da battaglia propagandistica, e persino congressuale: «nuovi» contro «vecchi», puri contro sospetti, con sventolio del solito santino berlingueriano. Lo agita Giuseppe Conte, che spera di lucrare un po’ di voti dalla crisi Dem e proclama: «Non dobbiamo abbassare la guardia, la questione morale è la premessa indispensabile per qualsiasi azione politica». Ma lo fa anche Elly Schlein, candidata alla segreteria Pd: «La questione morale è più attuale che mai, a destra come a sinistra. Va posta al centro, è l’impegno che mi sto prendendo nel tentativo di ricostruzione del nuovo Pd». Quanto all’arrestato Panzeri, suo collega di gruppo quando erano entrambi eurodeputati, Schlein taglia corto: «Sospetti? No, non c’era nessun elemento. Altrimenti mi sarei rivolta alle autorità».


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