Meloni pronta a volare in Irak a Natale

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  • Era certamente nelle sue intenzioni. Ma ragioni di agenda rendono altamente improbabile una visita di Giorgia Meloni a Kiev prima di Natale. Non solo per gli impegni già sul tavolo – l’Euromed ad Alicante, il vertice Ue-Balcani occidentali a Tirana e poi la tre giorni di Bruxelles a metà mese – ma anche per le complicazioni di un viaggio che per ragioni di sicurezza dura all’incirca 24 ore tra andata e ritorno (aereo fino al confine polacco, poi macchina e infine treno dalla Polonia alla capitale ucraina e viceversa). La premier, però, è comunque decisa a dare un messaggio forte in questa direzione. E sta seriamente valutando di andare di persona in un teatro critico dove siano impegnati i militari italiani. Una visita da fare prima di Natale, certamente entro fine anno, a cui stanno già lavorando gli uffici di Palazzo Chigi. E che con ogni probabilità sarà in Iraq, territorio dove l’Italia è presente da venti anni e dove dal marzo scorso con il generale Giovanni Maria Iannucci – è al comando della missione Nato.

    Insomma, un messaggio di vicinanza alle forze armate e in particolare al contingente militare impegnato su un fronte non solo difficile, ma per certi versi critico. Con oltre mille militari e quasi trecento tra mezzi terrestri e aerei, schierati tra la base di Erbil (nel Kurdistan iracheno) e quella di Baghdad. Ma anche un segnale di pieno e forte sostegno alle ragioni della Nato, visto che l’Italia è ai primi posti per quanto riguarda il contributo alle operazioni delle missioni dell’Alleanza atlantica. Circostanza su cui si è soffermata la stessa Meloni pochi giorni dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, appena concluso il suo primo faccia a faccia con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Perché, aveva sottolineato la premier, «siamo orgogliosi di avere il comando delle due principali missioni nato in Ntm-1» (Nato training mission) «in Iraq e in Kosovo». Missioni centrali negli equilibri dell’Alleanza e anche nei rapporti con gli Stati Uniti, che vedono molto di buon grado un coinvolgimento degli alleati sul fronte del Medio-Oriente così da potersi concentrale sul fronte indo-pacifico.

    Quello dell’Italia «a sostegno della sicurezza e stabilità dell’Iraq» – faceva peraltro presente solo tre settimane fa l’ambasciatore italiano a Baghdad, Maurizio Greganti, durante il Meri Forum di Erbil – è «un impegno pluridecennale» che «continuerà a durare a lungo».


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