Mes, ora Di Maio sfida Conte: “Cambi o il M5s non lo vota”

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Tutti i ministri sapevano…”. Dev’essere stata anche questa durissima accusa ad aver fatto imbufalire Luigi Di Maio a tal punto da non aver degnato Giuseppe Conte di un applauso, nemmeno quando i suoi stessi parlamentari lo facevano timidamente.

Alla Camera, ieri mattina durante l’informativa del presidente del Consiglio sul Meccanismo europeo di stabilità, il gelo tra i due è calato sin da subito e, quando gli interventi sono terminati, non si sono scambiati nemmeno un saluto. Poi, quando all’avvocato del popolo è toccato parlare a Palazzo Madama, il leader grillino si è guardato bene dal presentarsi in Aula. La risposta a quell’attacco, poi, è arrivata solo oggi, via Facebook. E, tra mille distinguo, rivendica la centralità del Movimento 5 Stelle per l’approvazione del Mes e non riesce a fare altro che accusare Matteo Salvini: “Sta portando avanti una sporca campagna mediatica”.

Nei venti allegati portati ieri in Parlamento e nei due discorsi pronunciati a Montecitorio e a Palazzo Madama, Conte difende a spada tratta i negoziati dell’estate scorsa che hanno portato a un rocambolesca riforma del Fondo salva-Stati. La sua linea è tesa a smontare, punto per punto, le accuse che in questi giorni gli vengono mosse da Salvini e, al tempo stesso, per far intendere a Di Maio che non può pestare troppo i piedi per terra. E questo deve infastidirlo non poco. “Il premier è spalmato sulle tesi del Pd…”, lamenta il leader grillino con i suoi prima di decidere di non presentarsi al Senato per il secondo round del premier. E, sebbene si fiondi a rassicurare i cronisti sulla compattezza del Movimento 5 Stelle, a sentire le voci dei parlamentari pentastellati raccolte in serata dall’agenzia LaPresse l’impressione è che, se e quando il trattato passerà al vaglio delle Camere, la maggioranza potrebbe anche non reggere. Gianluigi Paragone è per il “no”, senza mezzi termini. Lo motiva ricordando il programma elettorale in cui il M5s si è impegnato a liquidare il Mes. “Io – tuona – sono stato eletto sulla base di quello c’è scritto qui”. Anche Mario Giarrusso è perplesso: “Io ho fatto due campagne elettorali contro il Mes, quelle che abbiamo vinto”. E non ha alcuna esitazione sulla possibilità di schiacciare il pulsante rosso per bocciare la riforma.

Di Maio sa bene che il voto sul Mes può segnare la fine del Conte bis. Questa eventualità finisce pure sul tavolo della riunione con i ministri pentastellati accorsi alla Farnesina prima del Consiglio dei ministri di ieri sera. Molti senatori sono contrari. Per il momento non tutti vogliono uscire allo scoperto. Ma i numeri preoccupano. E così il lungo post pubblicato oggi su Facebook, che raccoglie persino il like di Alessandro Di Battista (“Concordo. Non così non conviene all’Italia. Punto”), sembra proprio teso a calmare i ribelli del movimento. “Continueremo ad essere ago della bilancia. Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes, che è una cosa seria e su cui gli italiani debbono essere informati accuratamente”, scrive invitando il governo di cui è azionista di maggioranza a prendersi del tempo “per fare quelle modifiche che non rendano questo fondo un pericolo”. L’Unione europea è disposta a concedergli non più di due mesi. Ma i margini di manovra, per come si è impegnato Conte lo scorso giugno, sono davvero esigui. Per questo il sussulto del capo politico grillino suona più come un grido di disperazione mentre i sondaggi lo danno sempre più in affanno.

Alle accuse che gli vengono mosse da Conte, poi, Di Maio replica timidamente. Si limita infatti a dire che “certamente” anche loro dei Cinque Stelle sapevamo che “il Mes era arrivato ad un punto della sua riforma”, ma sapevano anche che “era all’interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell’unione bancaria e l’assicurazione sui depositi”. “Quelle tre riforme, una volta ultimate, ci potranno dare un quadro complessivo dei vantaggi e dei rischi per l’Italia”, rivendica spostando il tiro contro Salvini. “Non so cosa sapesse lui e non mi interessa… mi basta vedere la sporca campagna mediatica che sta portando avanti per capire le sue intenzioni”. L’arrampica sugli specchi non basta a sviare la fatica di rimanere al tavolo con Conte, nonostante tutte le balle raccontate, e soprattutto a sanare l’incompatibilità con il Partito democratico che non si farà problemi a votare una piano marcatamente anti italiano. Il Giornale.it

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