MIRMIDONE ANDRA’ IN BANCA CON BIBERON E PANNOLINI….dal ns. editorialista Mirmidone

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    Ieri sono andato in banca un po’ presto per essere tra i primi clienti e non dover fare la solita fila. Mentre fuori attendevo l’apertura della filiale sono arrivati i dipendenti o bancari che dire si voglia accompagnati in macchina dai genitori, mamma o papà, e qualcuno dai nonni. Una gran confusione festosa di macchine e di moto, poi mentre i genitori andavano a gruppetti al bar chiacchierando del più e del meno come nelle scuole elementari, i nostri giovani eroi, armati di merendine, fionde e altro sono entrati in filiale ed il capoclasse,scusate, filiale alzandosi in punta di piedi è riuscito ad aprire la porta al pubblico.

    Subito i cassieri e le cassiere si sono recati al loro posto di lavoro fornito di seggiolone e cioccorì.

    I responsabili assistenza prodotti finanziari per i clienti pure, i maschi con il loro DragonBall e le femmine con le lori Winx.

    Questo è frutto di una mente malata?

    No.

    Tutto questo potrebbe succedere veramente e non ridete.

    Avete notato negli ultimi anni l’abbassamento dell’età media dei bancari, per non parlare della loro capacità ormai prossima allo zero.

    Grazie alla politica di riduzione dei costi una delle geniali trovate è stata quella di pensionare anticipatamente i padri in cambio dell’assunzione dei loro figli, una specie di ereditarietà del posto di bancario tipo corporazioni medioevali.

    Altra spallata al sistema è stata l’introduzione di giovani che dopo un breve corso per reclute vengono mandati direttamente a contatto con il pubblico.

    Sia ben chiaro che non ho niente contro i giovani anzi li ammiro per il coraggio che dimostrano ad essere mandati subito al fronte.

    Io me la prendo con chi li manda. Sono una massa di incoscienti ed incapaci come i generali della prima guerra mondiale.

    Ormai sempre più frequentemente l’imprenditore si trova un interlocutore che potrebbe essere suo figlio o nipote e che probabilmente è passato dalla paghetta settimanale ai milioni dei suoi clienti.

    Come può consigliare ed avere la conoscenza tecnico bancaria per essere un interlocutore giudicato capace?

    Vi sembra logico e umano che un imprenditore, parlo sempre di piccolo o medio,

    possa andare a sottoporre i problemi aziendali ad un ragazzino che non ha mai visto una fabbrica o un’azienda commerciale.

    Come può avere questo la capacità discernitive e l’esperienza per poter prendere decisioni che condizionerebbero l’avvenire di aziende con fatturati di molti milioni e centinaia o anche solo decine di dipendenti?

    Sembra di essere piombati in una nuova Cambogia dei Khmer-Rossi in cui la giustizia l’amministravano i bambini simbolo di purezza del pensiero.

    Allora eccola la soluzione.

    Un sistema automatico di valutazione con parametri ben definiti.

    La trafila è questa.

    L’imprenditore chiede e se chiede in genere ha bisogno.

    Il ragazzino/bancario con lecca-lecca dopo avere consultato per mezzora misteriosi programmi che prendono in considerazione del richiedente anche i cicli Ogino-Knaus se femmina o la prostata se maschio, dice “ devo chiedere al direttore: sa se lui l’autorizza…..”

    Il Direttore dice sempre “ sa è fuori dalle mie autonomie” – plurale – (figurarsi non ne ha neanche una singolare figurarsi plurale) “devo chiedere al capo area”.

    E qui nasce spontanea la domanda “ ma che cazzo ci state a fare qui?”

    Non potrebbero mettere un terminale dove il cliente si siede, compila un questionario di domande dementi e lo invia direttamente a questo fantomatico Capo Area?

    Il Capo Area è un tizio che probabilmente non è mai stato a contatto con il pubblico e certamente non ha mai visto ne conosciuto la vita dell’azienda su cui deve decidere e in genere dopo aver forse letto le carte decide “no” per pararsi il culo poi esce con i colleghi per la pausa caffè.

    Le aziende più scafate memori della frase di Enrico Cuccia ai magistrati di Ravenna che lo interrogavano sul crack Ferruzzi chiedendogli se il bilancio della Ferfin fosse falso: “Metta pure a verbale che nella mia lunga carriera professionale, non mi sono mai imbattuto in un bilancio vero” operano una sorta di lifting aggiustandosi ai parametri e quindi rientrando, con buona pace formale di chi deve decidere ai piani alti, nelle casistiche positive, è come un gioco. Poi anche se salta tutto e la Banca prende un’inchiappettata, amen.

    Forse sarebbe ora di fare alcuni passi indietro e tornare umilmente a riprestinare alcune cose positive del vecchio sistema.

    Due soprattutto.

    Il contatto vero con l’utenza e la professionalità quella vera che genera fiducia e confidenza del paese nel sistema bancario cose queste che oggi sono a ragione del tutto scomparse.

    Torniamo al vecchio tipo di funzionario di grande esperienza che con una sola occhiata faceva la radiografia del suo interlocutore e sono quelli che hanno reso grandi le banche e soprattutto il Paese dando veramente credito alle imprese sane senza tanti questionari e rimandiamo a giocare con le biglie quel giardino d’infanzia/bancario e che tornino quando avranno l’esperienza conquistata sul campo e non pensino che la banca debba principalmente vendere solo i biglietti delle partite.

    saluti dal Mirmidone, editorialista del www.giornale.sm