Morganti ed una riflessione sull’Europa

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  • L’adesione all’Unione Europea, una scelta intelligente

    Finalmente il dibattito sull’Europa si è aperto. Dopo la provocazione di Gerardo Giovagnoli (Psd)  e la bellissima risposta di Pasquale De Biagi, ora anche gli euroscettici, hanno preso carta e penna per sostenere le loro ragioni e, apparentemente, quelle del Segretario per gli Affari Esteri. Il riferimento va ai recenti interventi di Leonardo Raschi (Arengo e Libertà) e Mattia Guidi (Alleanza Popolare).  Anche se lontani anni luce dal mio modo di pensare, devo riconoscere a Guidi e Raschi il coraggio di essere venuti allo scoperto su temi delicatissimi e complessi come quelli che derivano dall’adesione all’Unione Europea. I loro due contributi mettono in evidenza alcune problematiche di rapporto fra il Piccolo Stato e la Grande Comunità. Rappresentanza politica, tempi di adesione e acquis comunitario rappresentano i problemi per Guidi, le quattro libertà ed in particolare quella del libero stabilimento delle persone e quella della libera circolazione di merci e servizi, sono invece i problemi che preoccupano Raschi. Entrerò nel dettaglio di questi argomenti in articoli successivi, occorre più di una riflessione per controbattere obiezioni così importanti. Parlando d’Europa per prima cosa occorre sgomberare il campo da un equivoco più generale che sottende i ragionamenti della stragrande maggioranza degli euroscettici e quindi anche di Guidi e Raschi. La Ue non solo non ha mai manifestato contrarietà all’ingresso di San Marino nel suo seno, ma non potrebbe assolutamente opporsi all’avvio di un nostro processo di adesione.  Questo è un dato di fatto sebbene ci sia chi sostiene il contrario. E non potrebbe essere altrimenti. L’articolo 49 del Trattato di Maastricht fissa le due condizioni di base: 1) essere uno Stato europeo; 2) rispettare i principi di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché dello Stato di diritto. Mi pare che i parametri delimitino un’area entro la quale il nostro Paese ricade perfettamente (forse qualche difficoltà sullo Stato di diritto c’è, basti vedere come si fanno le assunzioni nella Pa o come vengono gestiti appalti e consulenze, ma questo è un problema non solo sammarinese). A dire il vero dopo Maastricht (1992), il Consiglio Europeo prima a Copenaghen (1993), poi a Madrid (1995) ha fissato criteri più stringenti: 1) il criterio politico che ricalca il primo criterio di Maastricht; 2) il criterio economico che prevede l’esistenza di un’economia di mercato affidabile e capace di far fronte alla pressione della concorrenza della Ue; 3) il criterio dell’acquis comunitario e cioè la capacità di recepimento dei principi in esso contenuti. Sta di fatto che il primo criterio, quello politico, risulta condizione indispensabile per aprire i negoziati, sarà poi il periodo di preadesione quello in cui gli altri due criteri potranno essere messi a punto. Tale percorso avviene con l’apertura di un ‘partenariato’ attraverso il quale la Ue coadiuva, anche con sostanziosi incentivi di carattere economico e tecnico, il Paese nell’adeguare la propria struttura ai criteri 2), economico e 3), dell’acquis. Una volta adottata la decisione da parte di San Marino, anche se per l’adesione vera e propria sarà necessario un tempo medio-lungo di 5/8 anni, immediatamente potranno partire i programmi di partenariato che prevedono almeno fino al 2013 l’adozione dello I.A.P., lo strumento di sostegno alla transizione. In tale periodo San Marino potrà usufruire dei fondi appositamente destinati (programma Phare per il consolidamento delle strutture istituzionali e amministrative e per il finanziamento degli investimenti) e soprattutto entrerà in un rapporto di dialogo costante e strutturato con le istituzioni europee. La cifre complessiva impegnata annualmente dalla Ue nei partenariati di preadesione è mediamente di 1,5 miliardi di euro, ovviamente solo una parte toccherebbe a San Marino. L’avvio del processo di adesione dimostrerebbe da subito che la Repubblica non solo ha l’intenzione di aprirsi alla trasparenza, ma che il suo cammino è irreversibile, diventando così un Paese cooperativo a tutti gli effetti e di conseguenza acquistando quella credibilità necessaria per essere un partner affidabile a cui possono guardare con fiducia gli investitori esteri. In nostra compagnia in questo periodo ci saranno anche altri piccoli Paesi come Andorra, l’Islanda, la Macedonia, il Montenegro, il Kosovo, che sanno, meglio di noi, come la richiesta di adesione all’Unione Europea rappresenta una scelta intelligente.

    Giuseppe Morganti