Morrone sulle mutilazioni genitali: ”Oltre la condanna cambiamento sociale”

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“Dobbiamo riflettere su una pratica da condannare, in maniera assoluta, ma che potra’ essere cancellata solo se si consentira’ alle donne di poter ricorrere magari ad un’alternativa positiva, ‘gioiosa’, senza dar loro la sensazione di tradire cosi’ la propria cultura d’origine”. Il professor Aldo Morrone, direttore scientifico del San Gallicano di Roma, chiama a raccolta autorita’ scientifiche, colleghi e rappresentanti di governo per rilanciare il suo appello, in occasione della XV Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali (Mgf), tema al centro del seminario organizzato dall’Istituto dermatologico, dal titolo ‘La speranza ferita. Mutilazioni Genitali Femminili e oltre…per una tutela della Salute della Donna’. All’incontro, in programma domani, dalle 11 alle 13, presso la Biblioteca IFO (via Elio Chianesi, 53), partecipano Francesco Ripa di Meana e Branka Vujovic, direttore generale e direttore sanitario degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri, a cui e’ affidata, insieme al professor Morrone, l’apertura dei lavori. A seguire, previsti gli interventi di esponenti politici (tra i presenti Emanuela Claudia Del Re, viceministra ad Affari esteri e Cooperazione internazionale, e Armando Bartolozzi, sottosegretario alla Salute), medici ed esperti. Oggi il fenomeno interessa direttamente anche i Paesi di destinazione dei flussi migratori, tra cui l’Italia”, spiega Morrone, convinto tuttavia che se ne parli “troppo spesso in termini allarmisti, sensazionalisti, e non scevri da pregiudizi culturali ed ideologici”. “Tutto cio’ ha fornito un’immagine distorta della realta’ e della diffusione delle mutilazioni, creando un muro interpretativo tra gli operatori sanitari, i mediatori e la popolazione coinvolta. Da oltre 30 anni- rimarca il dermatologo e infettivologo- l’Ospedale San Gallicano porta avanti un’attivita’ di assistenza e di ricerca clinica caratterizzata da un approccio transdisciplinare e dalla sensibilizzazione e la partecipazione, consapevole e professionale degli operatori, dei medici e dei mediatori culturali. Non si puo’ infatti affrontare il tema delle mutilazioni genitali senza collegarlo a quello dell’affettivita’ e della sessualita’, senza sollevare l’importanza dell’incontro, delle relazioni, della traduzione in comportamenti e in azioni di emozioni, sentimenti e stati d’animo. Si tratta dell’essere uomo e dell’essere donna, dei ruoli e delle funzioni, delle somiglianze e delle differenze tra i generi”. “L’obiettivo del nostro appello e’ non solo quello di contrastare la Mgf, ma anche di riconoscere alle donne africane, e non solo, maggiori diritti. Non e’ solo un problema sanitario, e’ anche un mezzo per controllare la sessualita’ femminile. Quindi non combattiamo solo per l’eradicazione della Mgf come tale- rimarca Morrone-. Si tratta di una violenza di genere, che umilia la donna e nella sua sessualita’. Questo significa che il nostro messaggio non e’ solo ‘non praticate la Mgf’: puntiamo piuttosto a facilitare un cambiamento sociale che veda la donna protagonista della sua vita”.

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