C’è un equivoco di fondo che a San Marino si trascina da anni, ovvero l’idea che difendere la Repubblica significhi essere “contro” qualcuno. Non è così. Difendere San Marino significa, prima di tutto, smettere di fingere che vada tutto bene mentre le decisioni strategiche vengono prese per inerzia, per paura o per compiacere interlocutori esterni.
Il Comitato Pro San Marino nasce da qui. Non come partito, non come lista, non come operazione di consenso. Nasce come atto di lucidità. Quando la politica perde spessore, qualcuno deve rimettere al centro il merito delle scelte. E farlo senza dover chiedere permesso.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva rinuncia alla nostra specificità. Piccoli passi, uno alla volta, sempre giustificati come “necessari”, “inevitabili”, “tecnici”. È sempre così che si smonta uno Stato: non con un colpo secco, ma con una serie di concessioni presentate come modernità. Peccato che San Marino sia arrivata fin qui proprio perché ha fatto l’opposto: prudenza, autonomia, tempi propri, decisioni ponderate.
Il Comitato non propone nostalgie ma propone un serio metodo di lavoro. Quello che ha sempre funzionato, ovvero sovranità reale, istituzioni rispettate, politica estera non ideologica, economia aperta ma governata, Stato che non invade tutto. Concetti semplici, quasi banali. Proprio per questo oggi danno fastidio.
Qui non si tratta di essere “contro l’Europa” o “contro il mondo”. Si tratta di non essere subalterni. Di non scambiare l’adattamento con la resa. Di non confondere il dialogo con l’obbedienza preventiva. Chi governa dovrebbe saper distinguere. Quando non lo fa, qualcuno deve dirlo.
Il Comitato Pro San Marino non chiede deleghe e non promette soluzioni miracolose. Lavora sui contenuti, sui documenti, sulla memoria istituzionale. Ricorda che la Repubblica non è una startup da rifare ogni cinque anni, ma un organismo delicato che vive di equilibri, credibilità e coerenza.
il primo obiettivo del Comitato Pro San Marino è impedire e opporsi alla venuta di profughi palestinesi in territorio sammarinese.
Non per cinismo, non per mancanza di umanità, ma per responsabilità istituzionale. San Marino non è uno Stato continentale, non è una piattaforma diplomatica, non è un laboratorio ideologico. È una micro-Repubblica con equilibri fragili, risorse limitate e una sovranità che negli ultimi anni viene già messa alla prova su più fronti.
Qui il punto non è il dramma umanitario in Medio Oriente, che nessuno nega. Il punto è un altro: perché San Marino? Con quale titolo? Con quale mandato popolare? Con quali garanzie operative, giuridiche, di sicurezza e di sostenibilità nel tempo? Domande legittime, che però vengono sistematicamente evitate.
Si sta tentando di far passare una scelta politica pesante come un atto dovuto, quasi automatico, sull’onda dell’emotività e della pressione internazionale. È una vecchia tecnica: si accelera, si riduce il dibattito, si porta tutto in Aula come se fosse già deciso. Ma i sammarinesi non sono d’accordo: glielo avete chiesto? Perchè saranno loro a pagare e a subire tutti i disagi.
Accogliere persone provenienti da un’area di guerra non è un gesto simbolico. È una decisione strutturale, che apre problemi reali: giuridici, sanitari, sociali, di sicurezza, di rapporti internazionali. Far finta che non esistano è irresponsabile. Farli pagare alla collettività senza un mandato chiaro lo è ancora di più.
Questo spazio su GiornaleSM e come gruppo su FACEBOOK serve a questo: mettere le questioni sul tavolo, senza edulcorarle. Aprire un dibattito vero, non una recita. Perché San Marino non ha bisogno di slogan nuovi. Ha bisogno di tornare a fare ciò che ha sempre fatto meglio: pensare prima di firmare, decidere prima di subire, dire dei no quando serve.
Chi lo considera un problema, probabilmente è parte del problema.
COMITATO PRO SAN MARINO
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