“Negozi aperti e scuola no?”: il governo si spacca sulle riaperture

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  • Per quale motivo dovremmo aprire ristoranti, negozi, perfino le piste da sci, e lasciare chiusa la scuola? È notte fonda a Palazzo Chigi, dove sta andando in scena un infuocato vertice di governo sul possibile allentamento delle misure restrittive in vista del Natale. A un certo punto l’intervento di Lucia Azzolina gela letteralmente i colleghi. Il ministro dell’Istruzione, come tutti soddisfatto per il rallentamento dei contagi e per la frenata della curva epidemiologica, si chiede perché nessuno abbia sollevato il tema della riapertura degli istituti scolastici.

    Crepe nel governo

    A quel punto i ministri si sarebbero spaccati in due schieramenti: aperturisti e rigoristi. Tra i primi rientrerebbe la renziana Elena Bonetti, andata in soccorso di Azzolina. Il Pd, invece, ritiene impossibile pensare anche solo minimamente “fare una battaglia per riaprire le scuole superiori“, soprattutto quando fuori ci sono “file di ambulanze davanti agli ospedali“. È questa la ricostruzione offerta dal Corriere della Sera, che ha sottolineato come il dossier natalizio stia tornando a dividere la squadra giallorossa di Giuseppe Conte.

    Tra le fila del Movimento 5 Stelle c’è chi spera nella fine della dad, ovvero la didattica a distanza, già a partire dal prossimo 7 gennaio. Molto più cauto Roberto Speranza. Il ministro della Salute invita tutti alla massima prudenza perché gennaio è ancora lontano ed è impossibile prevedere che cosa accadrà al virus dopo le feste di Natale. Detto altrimenti, prima di riaprire la scuola “dovremo vedere come siamo messi“, ha sussurrato Speranza.

    Aperturisti e rigoristi

    Abbiamo parlato di due fronti. Ebbene, da una parte troviamo i rigoristi, cioè quei ministri che non intendono andare incontro ad alcun azzardo; dall’altra, gli aperturisti che spingono per ripartire. Nell’ala del rigore rientrano Speranza, Francesco Boccia e Dario Franceschini, per i quali balli e brindisi di Capodanno rappresenterebbero leggerezze imperdonabili nella lotta contro il virus.

    Il premier Conte rimane cauto, anche se – sostengono alcune indiscrezioni – vorrebbe offrire a commercianti e ristoratori una boccata di ossigeno prima di Natale, per cercare di far ripartire l’economia. Ma nella lista di chi preme per riaprire troviamo anche altre categorie produttive, come i titolari degli impianti sciistici.

    Da questo punto di vista il ministro Federico D’Inca e il responsabile dello Sport, Vincenzo Spadafora, avrebbero insistito per concedere il semaforo verde agli impianti di risalita. Franceschini ha frenato gli animi parlando di prudenza e rigore. Ancora più netta la posizione di Speranza, il cui imperativo categorico è non cedere ai facili entusiasmi. Il rischio, ha fatto capire il ministro, è di sottovalutare lo scenario, come a Ferragosto, contribuendo così a una possibile terza ondata a gennaio.

    Speranza, sempre secondo la ricostruzione del Corsera, avrebbe proposto “provvedimenti ad hoc che ci consentano di gestire senza rischi le settimane di festa” perché anche se a dicembre quasi tutta l’Italia sarà in fascia gialla o arancionedovremo mantenere misure nazionali rigorose e valutare come rafforzarle tra Natale e Capodanno“. Nei piani di Speranza, insomma, significa che bar e ristoranti potrebbero restare chiusi la sera, anche nelle regioni gialle e anche in vista del Cenone del 31. Il “braccio di ferro” tra rigoristi e aperturisti continua.



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