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L’indagine ha accertato che sempre più persone optano per la cremazione. A prima vista la scelta tra inumazione e cremazione appare priva di connotazioni ideologiche. In realtà, preferire l’una o l’altra opzione, implica visioni antropologiche e religiose agli antipodi. A preferire l’incinerazione, nella stragrande maggioranza dei casi sono atei, razionalisti, illuministi, ecologisti e diversamente credenti. Chi invece predilige l’inumazione, sono coloro che credono che la vita non sia nata dalla capricciosa flatulenza della materia, bensì dall’afflato di un Dio creatore. Appare dunque lapalissiano che optare per l’inceneritore anziché la tomba, ha un movente inequivocabilmente concettuale. Per non creare imbarazzi alla cerchia di amici e parenti, chi decide di farsi gettarsi nel forno, giustifica la scelta appellandosi a concetti sulla biodegradabilità, che a pensarci bene fanno ridere i sassi. In realtà, la motivazione, checché non manifestamente palesata, è ben altra. Per comprendere le ragioni occulte della cremazione, bisogna muovere da lontano. Gli atei, che per «inspiegabili ragioni» preferiscono farsi chiamare laici, in realtà credono a Iddio più dei bigotti. La prova si arguisce dal fatto che gli irreligiosi dedicano le loro esistenze a combattere le confessioni, le chiese, Dio, con particolare accanimento (guarda caso) verso la cattolicità. Se ne evince che l’impegno contro le religioni conferma la ferrea fede dei finti atei. Preso atto che la dissomiglianza tra un credente e un ateo è che il primo ama Dio mentre il secondo lo esecra, è peregrino ipotizzare che l’aspirante auto piromane colga nella cremazione l’occasione per assestare l’ultimo schiaffo all’odiato Dio?
Gianni Toffali