“No a cimiteri per soli islamici”. La legge funeraria per la Lega

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La misura si richiama alla Costituzione: nessuna discriminazione su base religiosa

Gli animali domestici potranno riposare per sempre con i lori padroni. È la novità di cui si parlerà di più, fra quelle contenute nella nuova «legge funeraria» di Regione Lombardia, un provvedimento che oggi sarà all’esame del Consiglio ed entrerà a far parte del testo unico sulla sanità.

Però la legge sulle attività funebri, necroscopiche e cimiteriali – di cui è relatrice Simona Tironi – contiene regole e novità importanti anche per il comparto, che chiede garanzie e in certi casi modifiche. Inoltre, in Aula si discuterà un emendamento di Andrea Monti (Lega) che sembra voler ostacolare la nascita dei cimiteri musulmani. La proposta di modifica del consigliere leghista prevedrebbe infatti, in capo alle associazioni che hanno in suo uso are interne ai cimiteri, l’obbligo di ricevere tutte le salme, senza distinzione di sesso o professione religiosa. Se così fosse, negli spazi pubblici – per quanto assegnati ad associazioni ispirate da una fede – non sarebbe più possibile discriminare in base alla fede o all’etnia. Insomma, tutti dovranno dire «sì» a tutti: cristiani o ebrei, sunniti o sciiti, uomini e donne, senza alcuna distinzione, come del resto prevede in generale la Costituzione.

Quanto alle norme che più interessano il settore, che è anche settore economico, la legge introduce la definizione di «centro servizi», un’impresa funebre che fornisce servizi ad altre imprese. Su 65 emendamenti presentati, la metà riguarda questo aspetto. Ed è stata presentata anche – ma ha scarse possibilità di successo – una questione pregiudiziale avanzata dal gruppo 5 Stelle (primo firmatario il consigliere Marco Fumagalli) che solleva il problema, paventando un rischio della presenza di profili di illegittimità costituzionale, con particolare riferimento all’introduzione del centro servizi e ai requisiti richiesti dalla legge per lo svolgimento dell’attività funebre.

Inoltre vengono specificate le caratteristiche della «casa funeraria», e viene fatto divieto di qualsiasi pubblicità e promozione funeraria e cimiteriale a una distanza inferiore a 50 metri da strutture sanitarie, socio assistenziali, di ricovero e di cura pubbliche e private. Infine si prevede che la Regione, con le associazioni dei Comuni e di categoria, predisponga e adotti il nuovo codice deontologico per i soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività funebre.

«C’è grande attenzione agli utenti, vogliamo tutelare i familiari ed è fondamentale che abbiano la massima trasparenza e correttezza possibile – spiega Selene Pravettoni, consigliera leghista che ha seguito passo passo l’iter della legge – in più poniamo un occhio di riguardo alle piccole imprese».

Sulla legge si è già concentrata l’attenzione del comparto, che solleva alcune questioni, paventando in particolare per il settore il rischio del precariato, un rischio che si aprirebbe col riferimento a «regolari contratti di lavoro», requisito questo che non sarebbe in grado di escludere i contratti «a chiamata». «Se non verrà emendato quel passaggio – dice il segretario nazionale Federcofit Riccardo Salvalaggio – tutte le imprese che hanno dipendenti potranno lasciarli a casa, col rischio di precarizzazione generale». Altre perplessità di illustrate da Federcofit riguardano la sala del commiato, che le imprese vorrebbero «a feretro chiuso» e la «casa funeraria», per la quale gli operatori chiedono di normare bene limiti del pubblico e del privato. A proposito di precariato, Pravettoni risponde così: «La questione è in fase di approfondimento, ma di fatto avendo inserito nel testo di legge le parole “con regolare rapporto di lavoro” si impedisce l’utilizzo improprio del contratto a chiamata o di altre forme di lavoro precario quali la somministrazione o il lavoro interinale. Inoltre avendo inserto “in possesso dei requisiti formativi” si incentivano rapporti continuativi». Il Giornale.it

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