NOI SIAMO NOI, E VOI ELETTORI NON CONTATE UN C….! … di Augusto Casali

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Riceviamo e pubblichiamo

Finalmente, dopo una ingiustificata melina durata un paio di mesi, il Consiglio Grande e Generale ha recepito il quesito referendario con il quale la maggioranza degli elettori ha chiesto una specifica modifica alla Legge Elettorale tesa ad evitare il ballottaggio. E fin qui tutto bene, perché la legge sul referendum prevede che in caso di accoglimento di una proposta si legiferi recependo la medesima. Quindi il Consiglio Grande e Generale ha compiuto semplicemente un atto dovuto.’

I soliti maneggioni, che dicono di essere “nuovi” ma che somigliano tanto ai “vecchi”, sono entrati in azione e hanno approfittato per modificare altri articoli della Legge Elettorale ad uso e consumo delle esigenze delle proprie forze politiche, molte delle quali non si chiamano più partiti ma che anche loro tanto gli somigliano.

Se il Governo aveva necessità di cambiare qualcosa, iter istituzionale corretto sarebbe stato quello di avanzare specifiche proposte di legge separate dall’atto dovuto di recepire un quesito referendario approvato dagli elettori.

Ma quel che è inaccettabile sia sul piano democratico che su quello della legittimità è che 48 consiglieri si siano arrogati il diritto di cancellare la preferenza unica introdotta nella nostra legislazione grazie alla volontà espressa dalla popolazione nel referendum del 2015, che ha segnato una schiacciante maggioranza favorevole alla cancellazione delle tre preferenze, ponendo fine al deleterio fenomeno delle “cordate”.

Per introdurre la preferenza unica dunque è stato necessario un referendum, il coinvolgimento della popolazione e una forte maggioranza di consensi, per eliminarla e reintrodurre le tre preferenze lo hanno deciso 48 persone. E’ evidente che c’è qualcosa che non va in questo Paese. Chi si credono di essere Lor Signori per calpestare la volontà espressa dagli elettori quattro anni fa?

Io non intervengo perché sono stato a suo tempo il legale rappresentante del Comitato che ha promosso il referendum sulla preferenza unica, perchè capisco che le leggi elettorali siano figlie dei momenti storici e che ci possa essere anche la necessità di apportare modifiche alle stesse, guai se così non fosse,  ma se questo è, quando si tratta di modificare aspetti sottoposti alla volontà popolare, devono essere presentate proposte di legge che contengano un articolo che preveda il ricorso ad un referendum confermativo. Questo sarebbe stato istituzionalmente e democraticamente corretto fare nel rispetto e nella considerazione degli elettori. 

Invece, presi dalla frenesia di far cadere il Governo da una parte e di essere saldamente a cavallo dall’altra, tutti insieme, maggioranza e opposizione, uniti da un consociativismo imbarazzante e da modestissimi interessi di bottega, hanno unanimemente approvato la modifica di cui, credo, si parlerà per parecchio tempo, anche quelle forze” tutte d’un pezzo” che erano schierate all’epoca a favore della preferenza unica. Che brutto spettacolo!

Il concetto è molto semplice: se per cancellare l’esito di un referendum popolare sono sufficienti 48 consiglieri che senso ha mantenere nell’Ordinamento Sammarinese l’Istituto del Referendum? Abolitelo così evitate almeno di prendere in giro gli elettori.

Credo che l’attuale modesta classe politica abbia compiuto un grave errore che mina il lavoro legislativo svolto sul piano democratico e, soprattutto, sul piano della legittimità del provvedimento, anche perché in un colpo solo sono state ripristinate differenze di trattamento fra cittadini residenti e cittadini residenti all’estero. 

C’è dunque spazio per mettere in discussione la nuova legge e ricorrere presso gli organismi preposti prima che divenga operativa.

Capisco che di fronte ai gravi problemi di San Marino i cittadini possano ritenere tutto ciò secondario, ma invito tutti a riflettere, non è così, perché qui si parla di democrazia e della libertà di scelta di ognuno di noi, che a San Marino deve essere preservata e da tutti rispettata!

Augusto Casali.

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