“Non abbiate paura”. Trattativa Stato-rave. I ragazzi se ne vanno e puliscono pure

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  • Il sabato del villaggio ha chiuso i battenti lunedì. Il rave di Halloween che prometteva di infiammare il ponte di Ognissanti, a ritmo di tecno, fumo e alcol, ha spento la musica prima che la notte delle streghe avesse inizio. Le trattative intavolate dalle forze dell’ordine e dalla Prefettura di Modena, a seguito della linea dura messa a punto dal governo, hanno portato, senza disordini, allo sgombero del capannone agricolo di via Marino. Occupato illegalmente a partire da sabato scorso, il popolo dello Withctek 2022, chiamato a raccolta via social, aveva cominciato ad affluire tre giorni fa, da tutta Europa, in questo scampolo di pianura, incorniciato da Autosole e Autobrennero. «Siamo ormai troppi: non riusciranno a sgomberarci», così ripetevano i ragazzi che, dopo aver già ballato una prima notte, quasi senza che nessuno si accorgesse di loro, si sono svegliati circondati dai blindati. I numeri, però, hanno fin da subito suggerito prudenza: per 3.500 giovanissimi «sopra le righe», c’erano circa 300 agenti antisommossa, una notte da affrontare e tanti, troppi decibel.

    La linea dura del ministro Matteo Piantedosi si è coniugata con responsabilità e fermo realismo. «In futuro bisognerà interrompere sul nascere questi fenomeni illegali che comportano rischi per la sicurezza e disagi per l’intero territorio», ha spiegato da subito Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato. Domenica notte gli agenti hanno presidiato il capannone, mentre veniva allestito un posto di primo soccorso. All’interno la solita terra di nessuno: fra gli stand con panino, porchetta e spiriti vari, c’era anche quello che suggeriva la «roba» giusta. Non che i raver avessero bisogno di consigli su «paste» e fumo. All’alba, intanto, gli agenti della Digos, armati di megafono e pazienza, hanno intavolato una trattativa che ha portato alla chiusura di alcune uscite del capannone, in modo che il flusso dei giovani fosse monitorato. «Non siamo qui per voi, ma per la struttura: è pericolante e va evacuata. Non abbiate paura: noi non faremo irruzione, ma voi dovete andarvene». È allora che qualche coro contro il governo si è alzato e qualche telecamera è stata imbrattata con spray che avevano già ampiamente decorato le pareti del capannone. «Non è un raduno politico: siamo qui per fare festa, siamo contro la repressione, al massimo un poco anarchici», i messaggi al sapor di ramoscello di ulivo che si sono diffusi subito, per tutta risposta.

    Intorno alle 10.30 un gruppo di ragazzi ha anche cominciato a rassettare il capannone: guanti e pure sapone alla mano. «Ce ne andiamo lasciando tutto come abbiamo trovato: si chiama autogestione», il coro unanime di buoni propositi, al netto di aver occupato illegalmente una proprietà privata. Anche questo era il segnale che l’accordo non era lontano. Nelle ore successive le forze dell’ordine hanno passato in rassegna circa 150 mezzi, fra auto e camper e hanno poi identificato un migliaio di persone cui vanno aggiunte altre decine controllate nelle stazioni vicine, fra Reggio Emilia, Bologna e Parma dove agenti della Polizia hanno fermato chi avesse qualche occhiaia più fonda e l’aspetto di chi non vede un letto da troppo tempo. «Ringrazio chi ha lavorato a una soluzione ottenuta senza violenza e in modo ordinato», ha detto il governatore Stefano Bonaccini quando, a padiglione sgombro, gli agenti hanno potuto cominciare la ricognizione dell’area, per dare corso al sequestro per rischi strutturali. «Dialogo e mediazione senza nessuna forzatura», sintetizza il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli.

    «Ci mandano via con il pretesto che l’immobile sia pericolante, se ne accorgono solo ora?»: qualcuno tenta la chiave sociale e butta acqua sul fuoco se si parla di droghe. «Ne gira qui come altrove. il problema è che in Italia non ci sono vere politiche di sostegno per i tossicodipendenti: per curarti devi andare nel privato». Certamente, però, nemmeno ad un rave.


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