Nove Regioni migliorano e cambiano colore. Ma la curva preoccupa

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  • I frutti dei sacrifici e delle restrizioni ci sono ma non è proprio il momento di abbassare la guardia. L’indice di contagio Rt è sceso a 0,91 e significa che il virus si trasmette con minor frequenza e diventa più gestibile. Ma la situazione non è uniforme in tutta Italia, anzi. Mentre Lombardia e Piemonte si preparano a diventare regioni gialle dal prossimo week end, con un minor livello di allerta, non se la passano bene Calabria, Puglia e Sardegna, classificate ancora «ad alto rischio di trasmissione» e con un indice Rt preoccupante da più di tre settimane. A dirlo è l’Istituto superiore di sanità nel suo report settimanale sull’andamento della pandemia, che ieri si è attestata su 24mila casi, 874 in più del giorno prima. Calano i casi in terapia intensiva (-30) e anche i decessi (874) che comunque saranno l’ultimo dato a calare.

    Sedici regioni sono a rischio moderato, due a rischio basso (Campania e Basilicata) e tre (Puglia, Sardegna e Calabria) a rischio alto. «Sono dati incoraggianti – si legge nella fotografia Iss – che confermano l’impatto delle misure di mitigazione realizzate nelle ultime settimane e si accompagnano con una diminuzione nelle ospedalizzazioni». Resta però «molto elevata» la pressione sui servizi ospedalieri, così come l’incidenza che non è tale da permettere una gestione sostenibile. L’obiettivo è ottenere livelli di Rt «significativamente inferiori a 1 su tutto il territorio nazionale consentendo un’ulteriore diminuzione dei nuovi casi di infezione e una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali ed ospedalieri». Da qui il monito alla cautela «mantenendo elevata l’attenzione nei comportamenti», alla «massima attenzione nella adozione e rispetto delle misure, evitando un rilassamento prematuro e a mantenere elevata l’attenzione nei comportamenti».

    «È fondamentale – spiegano gli esperti – che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che rimanga a casa il più possibile».

    Basta leggere i dati per capire che non ci può ancora rilassare: negli ultimi 14 giorni l’incidenza è stata di 590.645 per 100mila abitanti rispetto ai 706.27 di quelli precedenti. «Il livello, pur in discesa, – si legge nel rapporto – rimane molto alto». Il tasso di occupazione dei posti letto in Terapia intensiva supera ancora la soglia critica di occupazione a livello nazionale. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione, dalle 3.816 del 24 novembre alle 3.663 del primo dicembre. Il numero di persone ricoverate in aree mediche è passato da 34.577 a 32.811. I dati analizzati si riferiscono tutti a oltre una settimana fa, quindi anche l’analisi dell’andamento del virus, fatto in differita rispetto alla realtà, potrebbe rischiare di sottostimare il problema. La chiave di tutto sta in questo ponte dell’Immacolata: la curva dei contagi si è appiattita e sta cominciando a calare ma se non stiamo attenti e non evitiamo assembramenti, è un attimo che ci troviamo a Natale con un nuovo aumento dei casi e con il rischio della terza ondata già da gennaio, come spiega lo stesso premier Giuseppe Conte.

    Il numero dei morti dell’altro ieri (993) ci dice che dobbiamo ancora stare attenti. «Il parametro del numero dei decessi sarà l’ultimo a migliorare – spiega il virologo Fabrizio Pregliasco – C’è per fortuna, però, una riduzione dei ricoveri e le terapie intensive sono in miglioramento. Il rischio che il Natale faccia crescere un po’ i contagi c’è, dipende da noi. Ci potrebbe esser una sorta di onda, la cui intensità dipenderà da come ci comporteremo». Il messaggio va indirettamente ai furbetti del Natale, quelli che regalano un tampone ai parenti per poter lasciare intatta la tradizione di famiglia. «Il tampone va considerato come uno strumento di rassicurazione ma non come modo per poi percepire un liberi tutti o avere una patente di sicurezza».



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