Oggi Camerata del Titano a Villa Pamphilj

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Ramin Bahrami, pianista iraniano, nel cui destino c’è sempre stato Bach oggi alle 21.15 suona a Villa Pamphilj accompagnato dall’Orchestra Camerata del Titano, diretta da Augusto Ciavatta.
Com’è la sua vita con Bach?
«Se Bach entra nella vita di un musicista, impossibile scacciarlo. Rosalyn Tureck, una delle più famose interpreti di Bach, mi diceva, convinta: non siamo noi a scegliere Bach, è lui che ci sceglie. E quando entra nella nostra vita è fatta».
Un interprete bachiano, dopo Glenn Gould, che rapporto deve avere con le sue interpretazioni?
«Da Guold nessuno può prescindere, è indispensabile conoscerlo, ma per dimenticarlo. Perché è stato un interprete unico, troppo individualista, ma non eccentrico, come si potrebbe pensare. Mirava alla perfezione dell’oggetto sonoro, e si adoperò con ogni mezzo tecnico a sua disposizione – aveva una passione per la tecnologia – per realizzare il suo ideale di chiarezza bachiana. La Tureck, che condivideva con il pianista canadese l’amore incondizionato per Bach, ha riscaldato la fredda chiarezza di Gould con un soffio di spiritualità».
Chi ha fatto di Bach lo scopo della vita, può fare a meno di Chopin,Schumann eo Liszt?
«Per Bach non basta una vita intera. E quella che si vive è pienamente soddisfatta. In privato suono anche Chopin, Schumann. E per Chopin, c’è una ragione specifica: è un musicista privato, la magia delle sue mazurke, dei suoi notturni, fa pensare a messaggi in codice».
Il problema dello strumento sul quale eseguire Bach è superato?
«Pianoforte o clavicembalo? È un problema secondario. Fra gli interpreti bachiani c’è grande tolleranza. Chi fa musica di Bach con strumenti d’epoca lo fa anche con strumenti ed orchestre moderne».
Il programma prevede, oltre due Concerti di Bach ( BWV 1052, 1055), altrettanti concerti di Vivaldi, autore da Bach stesso stimato, anzi amato: il Concerto in sol minore per archi ( Rv 155) e il Concerto in la maggiore per violino solo ( Rv 552). Info: 06. 5816987.
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