Oggi ricomincia lo show del ducetto

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  • Le proposte di Reggini Auto

  • Come era stato previsto da quasi tutti, con l’autunno è arrivata la “seconda ondata” di contagi da Covid-19. E come è stato invece previsto solo dai più accorti, il governo ci è arrivato del tutto impreparato e senza un minimo di programmazione.

    I cinque mesi di relativa “tregua” sono trascorsi fra discussioni surreali; passerelle presto dimenticate di esperti per lo più nella più tipica arte italiana (il chiacchierare, più o meno a vanvera); energie e soldi sprecati per provvedimenti-fumo nell’occhio, tipo l’acquisto di banchi con rotelle e la promozione del monopattino come mezzo universale di locomozione (sic!).

    Si è sperato nello stellone italico, oppure nei fantastilioni in arrivo “a costo zero” dall’Europa, mentre gli unici subito disponibili, e che ci sarebbero serviti come manna dal cielo per potenziare le nostre decrepite strutture sanitarie (soprattutto quelle meridionali), quelli del Mes, sono stati bloccati per tabù ideologici francamente incomprensibili.

    Non si è fatto nulla, ma qualche piccola cosa, nonostante tutto, si poteva fare: le forze di maggioranza, il Pd soprattutto che storto modo è erede dei partiti della Prima Repubblica che una loro “serietà” l’avevano, avrebbero potuto impedire, per decoro e dignità loro e del Paese, le umilianti performance mediatiche sotto forma di “discorso agli italiani” del Presidente del Consiglio.

    E invece il copione sembra che stia per riproporsi tale e quale, con l’annuncio di una conferenza stampa, sotto la regia del solito Rocco Casalino, stamattina a Palazzo Chigi a commento del nuovo dpcm. Queste conferenze indispongono semplicemente, essendo ormai chiaro che esse hanno l’unico scopo di coprire con le parole il vuoto di politiche, e cioè di idee e competenze, di un governo raccogliticcio e debole, mai voluto dagli italiani. Paole, parole, parole… verrebbe da dire con Mina e Alberto Lupo.

    Ma parole che indispongono soprattutto, e per un motivo profondo, chi ha ancora un minimo di sensibilità liberale. Esse, dimentiche del tutto della inviolabilità della sfera privata, si spingono fin dove mai nessuno si era prima spinto: a legiferare sugli stili di vita, a sanzionare comportamenti privati o a “concedere” e non a riconoscere ciò che è semplicemento un diritto in età moderna: la libertà personale.

    Il tutto con un tono paernalistico e una boria normativistica, condita da un linguaggio subculturale fra il giuridichese d’antan e il globish senza senso e modaiolo, che serve solo a coltivare narcisismo e ostentazione.


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