Ora la sinistra tifa Cartabia per evitare il voto anticipato

  • Le proposte di Reggini Auto

  • Febbraio è ancora lontano. Sette mesi nella clessidra della politica possono essere tanti. Qualcosa però comincia a intravedersi. Qualche tempo fa il nome del nuovo presidente della Repubblica veniva quasi dato per scontato. Erano i giorni della crisi del Conte bis. Draghi come ultima speranza, ma con un percorso ben definito: un anno al governo per gestire l’emergenza e lanciare il Recovery e poi come meta il Quirinale. Questo scenario non appare ora così sicuro. È un futuro perduto. Draghi infatti ha bisogno di più tempo per rispettare la promessa fatta all’Europa: «Garantisco io». Non è così facile farlo dal Colle. Non è scontato. Non è neppure questo però il motivo principale. Se Draghi si ritrova al Quirinale bisogna andare alle elezioni. Non ci sono santi. Non si può congelare la democrazia senza una scusa decente. È per questo che chi teme il voto gioca per l’alternativa. I sondaggi per il Pd e Cinque Stelle evocano la sconfitta. Il centrodestra potrebbe ottenere una maggioranza solida, una di quelle che ti fa governare senza stampelle. Bisogna comprare tempo, sperando in qualcosa di inatteso. Il governo Draghi, comunque poco amato, diventa così uno strumento per rallentare il futuro.

    All’inizio si è pensato di chiedere a Mattarella un tempo supplementare. Non è necessario restare lassù altri sette anni. Basta seguire l’anomalia Napolitano. Non hanno considerato che Sergio non è Giorgio. Non è uomo da forzature costituzionali. Non ha mai preso in considerazione l’idea di concedere un bis. Mattarella è stanco di poteri e sogna la Sicilia. Allora si è cominciato a sussurrare un’ipotesi a cui si fa fatica a dire di no: se non è Draghi e non è Mattarella a questo punto serve una donna.

    Una donna al Quirinale sarebbe una svolta. Lo pensano in tanti. Qualcuno, più subdolo, sostiene meglio sul Colle che a Palazzo Chigi. Il rischio infatti è che nel palazzo del capo del governo ci finisca Giorgia Meloni e in quel caso la questione femminile diventa improvvisamente indigesta. Fatto sta che il nome del presidente donna ricorre sempre di più nelle parole della sinistra. I più sinceri lo fanno alla luce del sole. Ne parla Enrico Letta: «Ne sarei felice». Il suo avversario interno Andrea Marcucci questa volta lo appoggia. Il 2 giugno si fa sentire anche Romano Prodi, padre nobile della sinistra: «Sarebbe una bella prospettiva. Il passato ci insegna che nella corsa al Quirinale c’è sempre una sorpresa».

    Una donna va bene, ma chi? Il nome più immediato è Marta Cartabia. Forse non la nominano per bruciarla, ma per ragionamento politico. L’attuale Guardasigilli è uno dei punti d’incrocio tra Mattarella e Draghi. È quasi il simbolo della loro alleanza politica. Questo significa garanzia, continuità e affidabilità. Cartabia non è una candidata di sinistra. Non sarebbe difficile trovare un’intesa su di lei. Il problema semmai è convincere ciò che resta dei grillini. Ma tanto mica vogliono andare alle elezioni? I Cinque stelle di questi tempi sono di bocca buona.

    Non va poi dimenticato che sarebbe anche un modo sottile per rallentare la riforma della giustizia. È una missione che Marta Cartabia sta prendendo molto sul serio. Non parla ancora di separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici ma ci si sta avvicinando. Ha in testa un’idea della giustizia che non piace al «partito delle toghe». Spedirla al Quirinale potrebbe essere un rischio ma anche un’opportunità tattica. È anche questo un modo, costoso, per guadagnare tempo.

    Non è affatto detto che questo sia lo scenario finale. Febbraio, come detto, è lontano. Il semestre bianco è alle porte e in questo spazio le tentazioni dei partiti aprono possibilità imprevedibili. Qualcuno dice che il sogno di Giuseppe Conte sia, per esempio, quello di far saltare Draghi. La vendetta è irrazionale. Il futuro, quindi, non è ancora donna.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte