Pamela, il pm vuole archiviare. La famiglia si oppone: “Martirio non sia inutile”

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Oseghale condannato per l’omicidio. La procura chiede l’archiviazione per gli altri nigeriani. Il legale dei Mastropietro: “Si indaghi ancora”

La famiglia di Pamela Mastropietro e l’avvocato se lo aspettavano. Nessuna sorpresa. La decisione del gip di Macerata di riservarsi sull’archiviazione del processo ai danni di Lucky Desmond e di Awelima Lucky viene vista come “una prassi, vista la mole di carte da valutare”.

Quello che però i parenti della ragazza uccisa e fatta a pezzi a Macerata sperano di non dover affrontare è una chiusura “rapida” di un omicidio “diabolico”. “Questo è il processo del secolo e va celebrato fino in fondo – dice al Giornale.it Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela – Dalla procura mi sarei aspettato più coraggio. Non è possibile archiviare senza cercare di conoscere tutta la verità su quanto successo“.

Il corpo di Pamela viene ritrovato nel gennaio 2018 all’interno di un trolley abbandonato per strada. ll 29 maggio scorso il nigeriano Innocent Oseghale è stato condannato in primo grado per aver stuprato, ucciso e fatto a pezzi la giovane. Insieme a lui, nelle prime fasi dell’indagine, erano stati coinvolti anche Desmond e Awelima (che stanno scontando la condanna in secondo grado a 4 anni e 8 mesi per spaccio di droga). La procura per loro ha però chiesto l’archiviazione, ritenendo di non avere elementi contro di loro e considerando Oseghale l’unico responsabile della morte di Pamela. Decisione contestata dalla famiglia, che si è opposta: “Onestamente su Awelima non sono emersi elementi particolari, ma su Desmond abbiamo sospetti e vorremmo che venissero fugati”.

Secondo Verni “Oseghale non può aver fatto tutto da solo“. La famiglia ne è certa. “Mi chiedo perché Osegale si sia impegnato 6-8 ore per depezzare chirurgicamente il corpo di Pamela per poi abbandonarlo sul ciglio della strada dove avrebbero potuto trovarlo un secondo dopo. Non ha senso“. L’obiettivo dei parenti di Pamela non è quello di “mettere in mezzo a tutti i costi qualcun altro che magari non c’entra“, ma avere la certezza che effettivamente sia così. Evitare cioè “che ci sia una dissonanza tra verità storica e verità processuale“. Il rischio c’è. “Le indagini, secondo noi, sono state lacunose sotto diversi aspetti“, attacca Verni. Un esempio su tutti: “Le sembra normale che non abbiano messo una microspia nella cella di Oseghale?“.

I genitori di Pamela vorrebbero che un processo determinasse se Lucky Desmond è implicato in qualche modo oppure no. In fondo, diverse persone hanno fatto il suo nome. “Oseghale ha lo ha indicato come corresponsabile – spiega l’avvocato – e alcuni elementi sono stati raccontati anche da un collaboratore di giustizia e da un carcerato (ex poliziotto) che era in cella con il nigeriano“. Per la difesa di Desmond si tratta di “testimoni non attendibili”. Ma se le versioni dei teste non sono ritenute veritiere dalla procura, allora – si chiede Verni – “perché non sono stati indagati o denunciati per calunnia, Oseghale in primis?”.

I dubbi rimangono. Ma oggi non resta che affidarsi alle decisioni del gip. “Ci vorranno non meno di 12 giorni“, dice Gianfranco Borgani, difensore di Desmond Lucky, per sapere l’inchiesta finirà in un cassetto o se la procura sarà chiamata a svolgere ulteriori indagini. La famiglia Mastropietro spera. E attende. “La richiesta di archiviazione del pm è sbagliata – attacca il legale – si fonda, secondo noi, su presupposti che contraddicono alcuni atti di indagine e dibattimentali, emersi nel processo principale. E non solo“.

Il “processo del secolo” insomma deve andare avanti. E magari superare il singolo, orribile, caso. “Al di là del coinvolgimento di Desmond, noi insistiamo affinché la procura di Macerata invi la documentazione alla Direzione Distrettuale Antimafia perché dalle indagini sono emersi, secondo noi, degli indizi che permettono di sospettare che i tre nigeriani facciano parte di una associazione mafiosa“. Perché è solo scoperchiando “la ferocia” della mafia nigeriana che, conclude Verni, “riusciremo a non rendere inutile il martirio di Pamela“. Il Giornale.it

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