“Se non sai da dove vieni non potrai mai andare da nessuna parte”. Un saggio detto popolare che è sempre attuale. Pertanto il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti troppo concentrato sul teorema della cosiddetta “città in cammino” ha completamente dimenticato i reali problemi. Un modello di amministrazione condivisa, forse per motivi autoreferenziali e mediatici, che ha purtroppo tralasciato altri aspetti della complessa pratica di governare una città di circa 195.000 abitanti.
Anche nel capoluogo ducale è scattato l’allarme sicurezza, in netto ritardo rispetto a Reggio e a Modena ad esempio. Non basta tuttavia il fotonico trasferimento del comando centrale dei carabinieri dalla Strada delle Fonderie a Via Garibaldi a risolvere un problema che ha raggiunto livelli di guardia elevati. Dalla microcriminalità, alla droga nelle scuole, alle baby gang, alle risse alla Pilotta e dintorni.
L’adozione del progetto “Strade sicure”, ossia il dispiegamento dell’esercito nei centri abitati, è stato richiesto da Lega e Fratelli d’Italia perchè il meritorio e costante operato delle forze dell’ordine viene vanificato dall’esigua dotazione di personale, mezzi, risorse e dalla mancata applicazione delle normative di legge. La recente scarcerazione dei pusher albanesi di Via Volturno è l’ennesimo esempio di uno stato di diritto inadempiente.
L’insicurezza è una sensazione che regna ad ogni latitudine parmense. Non solo in determinate zone Oltretorrente, Pablo, San Leonardo, ma persino alla Cittadella e San Lazzaro. Occorre coinvolgere i cittadini utilizzando il protocollo dei comitati di vicinato appena elaborato dal Ministero dell’Interno e intensificare la cooperazione tra polizia, carabinieri, polizia municipale. Una volta esisteva il famoso “Sistema Parma” che risulta oggi consegnato agli annali della storia.
Salvatore Occhiuto