Parmalat, i fondi attivisti daranno battaglia a Lactalis

MILANO – Anche se il mercato se l’aspettava, non per questo il mercato l’ha presa bene. Le prime reazioni all’annuncio del gruppo francese Lactalis di togliere Parmalat dalla Borsa sono negative. E non solo da parte di fondi attivisti come Amber Capital, i cui responsabili hanno subito fatto sapere che non aderiranno all’Opa lanciata sul 12% di azioni ancora in mano agli investitori “perché il prezzo non è congruo”. Oppure l’associazione dei piccoli azionisti che annuncia un esposto alla Consob. Anche dagli analisti che seguono il titolo sono arrivati poco lusinghieri sulle mosse dei Besnier, la famiglia normanna che controlla Lactalis, il leader mondiale del settore lattiero-caseario.

Persino quando gli analisti consigliano di aderire all’offerta che valuta 2,8 euro ogni azione di Parmalat, le considerazioni non sono certo favorevoli. E’ il caso di Banca Imi che parla di “comunicazione ostile al mercato adottata dal maggior azionista di Parmalat”, nonché di “molta scarsa visibilità sulle prospettive del gruppo, in particolare sui ritorni attesi su più di 1 miliardo di euro investiti in attivita di fusioni ed acquisizioni”.

Per Banca Imi non è affatto da escludere che “più avanti possa profilarsi una battaglia tra gli azionisti attivisti storici e i nuovi arrivati guidati da fondi” con si schiereranno contro Lactalis. Data la situazione, l’analista consiglia di aspettare a consegnare i titoli perché la battaglia potrebbe portare ad un aumento dei prezzi di Borsa e, al massimo, vendere solo dopo aver messo a segno un ulteriore guadagno.

Una ragionamento che, in queste ore, è condiviso da molti investitori, Lo dimostra il fatto che il titolo è ben oltre il prezzo dell’Opa lanciato da Lactalis, a ridosso dei 2,9 euro. Segno che il mercato ha annusato aria di battaglia. E se Lactalis non dovesse superare il 95 per cento delle azioni, scatterà l’offerta obbligatoria su cui potrebbe intervenire anche la Consob per stabilire la congruità del prezzo.

Ma per quale motivo i fondi attivisti considerano il prezzo non congruo e non aderiranno all’Opa? Come spiega Arturo Albano, rappresentante in Italia del fondo Amber Capital (che possiede il 2,8% delle azioni Parmalat) ci sono sia ragioni finanziarie che industriali. “Parmalat é valutata dal mercato 0,8 volte le vendite – sostiene – mentre i suoi competitor stanno a 1,5 volte, in media. Anche se applicassimo un moltiplicatore prudente e pari a 1, aggiungendo la posizione finanziaria netta attesa per fine anno, il titolo varrebbe 3,82 euro per azione”.

D’altra parte è anche vero che Lactalis ha offerto un prezzo superiore dell’8,5% rispetto alla chiusura del titolo del 23 dicembre, dell’11,2% su un mese, del 14,8% su tre mesi, del 17,3% su sei mesi e del 17,8% su un anno. Potrebbe sembrare una offerta “market friendly”, ma Amber lo contesta: “Nel 2011, ai tempi della prima opa di Lactalis, Parmalat fatturava 4,5 miliardi di fatturato e aveva un mol di 374 milioni, nel 2015 ha generato ricavi per 6,5 miliardi con 444 milioni di mol. Secondo un analista che segue la società, nel 2018 il gruppo raggiungerà i 610 milioni di mol. Un prezzo equo quindi deve essere sopra i 4 euro per azione”.

Anche i fondi Gamco, azionisti di Parmalat con l’1% circa del capitale, potrebbero non aderire all’opa promossa da Lactalis. “L’offerta di 2,8 euro per azione di Lactalis per la percentuale non posseduta prende la forma di una replica di “Dole Food” quando è stata resa privata da David Murdock”, ha twittato Mario Gabelli, fondatore dei fondi Gamco, che gestiscono circa 40 miliardi di dollari di asset. Un riferimento pesante: nell’agosto del 2015 il miliardario David Murdock era stato condannato da una corte del Delaware a risarcire con 148 milioni di dollari agli azionisti di minoranza di Dole Food per aver manipolato la sua scalata al colosso della distribuzione ortofrutticola.

Infine, sulla vicenda è intervenuta anche Azione Parmalat, l’associazione dei piccoli azionisti. “Preso atto delle determinazioni e dei corretti giudizi di alcuni investitori istituzionali – si legge in un comunicato – non si ritiene congruo il prezzo offerto ed attenderà a dare indicazioni fintanto che gli storici fondi d’investimento soci di parmalat non riterranno fair il prezzo”. Ieri l’associazione aveva invece espresso apprezzamento sull’opa pu dicendosi “perplessa” sul prezzo offerto. Azione

Parmalat sottolinea, inoltre, che nei prossimi giorni proporrà “un esposto preventivo in Consob affinchè non vi sia alcuna asimmetria informativa tra il socio che esercita direzione, coordinamento e controllo rispetto ai piccoli azionisti”. La Repubblica