Parte la caccia al membro Csm. Ma la talpa è la moglie del Pg

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  • Al Csm il «caso Palamara» viene messo nell’ombra dal «caso Lanzi». L’incontro del laico di Fi con il legale di Luca Palamara, Roberto Rampioni, alla vigilia dell’audizione dell’ex presidente dell’Anm a Palazzo de’ Marescialli, mette a rischio la sua permanenza nella prima commissione, competente su incompatibilità e trasferimenti delle toghe.

    A decidere sarà il Comitato di presidenza, di cui fa parte il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, proprio chi il caso l’ha fatto scoppiare. Ma intanto è già partita la caccia anche mediatica contro Lanzi, con Corriere della sera e Repubblica che sparano la notizia.

    Le cose sarebbero andate così. Rampioni ha da anni lo studio legale nel palazzo dei Prati dove abita Salvi e li concorda di incontrare il suo collega penalista e professore universitario Lanzi, per discutere di questioni «accademiche ed editoriali» che nulla hanno a che fare con l’audizione del giorno dopo, spiegano gli interessati. Forse troppo ingenuamente sottovalutano il clima instaurato al Csm dalle rivelazioni di Palamara e anche il fatto che possono incrociare Salvi o chi per lui. Proprio la moglie del Pg, sembra, vede Lanzi entrare nel palazzo. Sa bene chi sia, anche perché anche lei è magistrato, gip a Roma (ma non c’era incompatibilità tra coniugi nella stessa sede?) e lo riferisce in casa. Salvi piomba al Csm con la notizia e scatena il putiferio. Che si saranno detti i due? C’è rischio di fughe di notizie? Le notizie, in realtà, arrivano il giorno dopo nell’audizione, richiesta da tempo da Palamara per mettere i puntini sulle «i», e nessuno ci fa troppo caso. Vuoi mettere con il ghiotto «scoop» dell’incontro Lanzi-Rampioni?

    Prima di ascoltare Palamara la prima commissione chiede spiegazioni a Lanzi, lui dice che l’incontro era in programma da tempo, che Rampioni lo conosce da 30 anni e doveva parlarci di questioni estranee al Csm e a Palamara. Sembra che la maggioranza dei 6 membri (4 togati e 2 laici) gli creda e non intenda sollevare un problema. Nino Di Matteo, che non è certo di centrodestra, ricorda che non poteva essere rivelato nulla di delicato sui temi dell’audizione, che di Palamara ci sono interrogatori e chat, interventi pubblici, anche in tv e il libro scritto con Alessandro Sallusti «Il Sistema», per lui l’incidente dovrebbe chiudersi lì. Va diversamente. Il Comitato di presidenza – composto dal vicepresidente David Ermini, dal primo presidente di Cassazione Pietro Curzio e da Salvi – convoca i commissari, ascolta la loro opinione, si riserva di decidere. Qualcuno preme per una sostituzione, parla di perdita di fiducia. Lanzi non ha intenzione di fare passi indietro. Solo il Cdp, che nomina le commissioni, potrebbe imporgli di lasciare e, con l’avallo di Sergio Mattarella che presiede il Csm, sostituirlo. Sarebbe clamoroso.

    E perché poi? Palamara era testimone, non sotto accusa al Csm, il suo processo disciplinare è già finito con la radiazione e voleva essere ascoltato da tempo. In commissione, si era discusso sui punti da affrontare, se limitarsi alle singole pratiche o allargare il discorso per capire meglio come ha funzionato il Sistema. Lanzi e Di Matteo, da posizioni opposte, premevano per andare a fondo. Forse, anche per questo, il laico garantista è diventato scomodo.



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