Pensieri per la sinistra sguardi sui “classici” per il tempo presente sei lezioni di filosofia politica

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  • Giovedi 25 Febbraio a Serravalle alle ore 21,00, Sinistra Unita organizza il secdondo di un ciclo d’incontri “Pensieri per la sinistra sguardi sui “classici” per il tempo presente sei lezioni di filosofia politica”.
    Un momento interessante di riflessione per un partito “tradizionale2 che scopre le sue radici per trarne i frutti per l’operato futuro.
    L’ospite della serata è: Salvatore Cingari – Universita per stranieri di Perugia che terà una conferenza sul tema “Antonio Gramsci e il trasformismo”
    Gli incontri proseguono anche nelle seguenti date:


    giovedì 4 marzo ore 21.00
    Peter Sloterdijk. Globalizzazione: genealogia ed effetti di un concetto
    Silvia Rodeschini – Università di Bologna
    giovedì 11 marzo ore 21.00
    Deleuze e Guattari. Che cosa c’è dopo la fine del futuro?
    Franco Berardi Bifo – Istituto Aldini Valeriani di Bologna

    giovedì 18 marzo ore 21.00
    Guy Debord. Potere politico e società dello spettacolo
    Mario Pezzella – Scuola Normale Superiore di Pisa

    venerdì 26 marzo ore 21.00
    Karl Marx. No admittance except on business. Sul significato politico di una teoria della società capitalistica
    Gianluca Bonaiuti – Università di Firenze

    testo tratto dall’amico Luca Lazzari
    Pensieri per la sinistra dunque. Questa infatti non appare capace di comprendere e abitare adeguatamente la grande crisi globale. Sembra invece avere abbandonato la critica radicale di un capitalismo che si era presentato come l’unico sistema abilitato a gestire le sorti dei viventi. Al contrario, il tempo presente mostra senza riserve che così non è. L’esaurimento delle risorse naturali, i cambiamenti climatici irreversibili, il persistere della guerra, lo sfruttamento e la precarizzazione di vecchio e nuovo lavoro, il progressivo estenuarsi della democrazia rappresentativa, il risorgere del razzismo sicuritario e la ricerca di nuovi capri espiatori non sono che le manifestazioni più palesi del fallimento di un modello di sviluppo che sacrifica sull’altare dell’accumulazione del profitto centinaia di milioni di donne e uomini, condannati a giocare il ruolo di “vite di scarto”.

    Per chi suona allora la ragione? In primo luogo, forse, per chi intende sottrarsi al rumore bianco del discorso mediatico e rivolgersi alla lezione di quegli autori che hanno saputo cogliere le complessità e le contraddizioni di un dispositivo economico e politico che rivela oggi tutta la sua sistemica crudezza. Urge infatti restituire al pensiero critico la forza di sottrarsi alle semplificazioni dei nostri tempi postmoderni: opporre creazione e concetto a spettacolo e consumo delle merci-opinione è ancora un modo possibile di resistere alle miserie di un presente che si vuole eterno. Con la realistica consapevolezza del fatto che per assistere un giorno all’esplosione politica dei concetti non è solo ai libri che occorre rivolgersi, bensì “agli avvenimenti in cui questi manifestano la loro forza, alle lotte condotte per le idee, contro o per esse. Ma proprio perché il mondo ha delle idee esso non è condotto passivamente secondo coloro che lo dirigono o che vorrebbero insegnargli a pensare una volta per tutte” (Michel Foucault).