Pesaro. Il ciclista anonimo risponde all’appello: “Sono io che ho soccorso tua madre”

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«Sono stato più di mezzora steso per terra, sull’asfalto. Mi sono infilato sotto il furgone dove era rimasta incastrata la signora investita e lì sono rimasto, fino all’arrivo dei soccorsi. Qualcuno ha sollevato leggermente il Ducato con un cric per fare in modo che ci fosse più spazio e più aria. E mentre mi teneva la mano sempre stretta nella sua, mi raccontava di lei, di quanti anni avesse, del marito e di sua figlia che abita a Fano». Ricorda tutto come se fosse successo ieri e lo rivive attraverso una testimonianza partecipe e piena di emozione.

Pubblicamente vuole rstare anomimo il ciclista soccorritore che il 7 dicembre del 2015 si era fermato per aiutare la 79enne Zita Cupparoni investita a Monteguiduccio da un furgone che faceva retromarcia, adesso ha un volto e un nome. L’angelo custode degli ultimi momenti di lucidità dell’anziana, deceduta poi all’ospedale di Pesaro, è un 45enne di Montelabbate che, dopo aver letto l’appello lanciato attraverso le pagine de Il Resto del Carlino dalla figlia della vittima, ha accettato il suo invito a incontrarla. «Vorrei riuscire a rintracciare quell’uomo per dirgli grazie – aveva detto Maria Cristina Guidi un paio di settimane fa – per abbracciarlo e per sapere quali siano state le ultime parole di mia mamma».

Missione compiuta grazie al nostro articolo. Così, dopo una primo contatto telefonico, i due tra oggi e domani, si vedranno a Pesaro. «Per me sarà un’emozione conoscere la persona che per ultimo ha stretto la mano di mia madre – dice Maria Cristina – colui che le ha dato conforto e coraggio. E’ stato eccezionale. Chissà, forse questo incontro sarà per me anche un modo per alleviare il dolore che sento ogni volta che penso a lei senza nessuno di noi familiari vicino al momento dell’incidente. Sapere che accanto aveva quest’uomo così buono, mi consola. E vederlo spero potrà aiutarmi a stare meglio». Anche il ciclista è emotivamente coinvolto dall’incontro che verrà. «Quando ho saputo che la signora era deceduta – racconta – mi sono stupito perché pensavo potesse salvarsi. Era rimasta sempre lucida, anche se spaventata e ferita. Addirittura le avevo detto che sarei andato presto a trovarla a casa e che mi avrebbe offerto un caffè. Ho cercato di farla restare immobile, sebbene l’autista del furgone che l’aveva investita volesse spostarla e tirarla fuori. Invece, l’ho lasciata stesa sotto il veicolo fino all’arrivo dei soccorsi». L’attesa è stata lunga perché prima è stato allertato l’elicottero da Torrette che per la nebbia non è riuscita ad atterrare, e poi è intervenuta l’ambulanza. «Mi sono meravigliato di me stesso e del mio sangue freddo – dice il 45enne – non pensavo di avere una tale presenza di spirito. Adesso, però, tutto ciò che non ho detto e che resta da dire, lo riferirò solo alla figlia della signora». Il Resto del Carlino

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