Pesaro. Nudo in giardino: vicina denuncia

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Scandalo al sole in salsa fanese. Avevano deciso di fare come Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Così si erano messi tutti nudi, senza neppure un velo sulle pudenda. Ma mentre lei era rimasta a godersi il fresco della casa, lui si era steso sul lettino nel prato, con i gioielli di famiglia al vento caldo di luglio. Peccato però che quello non era il giardino dell’Eden. Gli aspiranti nudisti erano tutt’altro che soli. Non si erano accorti che dal balcone di sopra si erano affacciati gli occhi di una nonna e due bambini. E in un attimo, quello che per i due doveva essere il loro paradiso per le vacanze, si è trasformato in un inferno. Umano e giudiziario.

L’uomo, un 66enne lombardo, insegnante di scuola elementare e organista della sua parrocchia, è finito a processo in Tribunale a Pesaro con l’accusa di atti osceni. Ieri è stato il giorno del confronto tra le varie versioni. Sul banco dei testimoni, si sono alternati l’imputato (difeso dall’avvocato Antonella Antoniello), la denunciante, la moglie 55enne dell’uomo e la proprietaria della casa di Fano presa in affitto dalla coppia per trascorrere le vacanze estive. Il fatto è successo il 7 luglio 2015. Erano all’incirca le 15 di una giornata afosa, quando il 66enne decide di fare il suo bagno di sole come mamma l’ha fatto. Non è un capriccio il suo, ma piuttosto una prescrizione del medico.

«Soffro di dermatite seborroica, anche nelle parti intime – ha detto ieri – e il dottore mi ha consigliato di curarmi col sole». E la casa è perfetta per mettere in atto quella terapia. Il giardino è circondato da siepi alte quasi due metri, a prova di occhi indiscreti. E al piano di sopra non c’è nessuno. O, almeno, così pensano l’insegnante e la moglie. Il giorno del loro arrivo, l’appartamento al piano superiore era tutto chiuso. Ma mentre l’uomo è nel pieno del suo relax adamitico, ecco che dal terrazzo di sopra due bambini vedono la scena. Corrono in casa ridendo e raccontano il fatto alla nonna. La donna si affaccia e apriti cielo. «Era nudo e si stava toccando» ha detto ieri al processo. Così compone subito il numero della polizia. Due agenti arrivano sul posto. Dicono che ad accoglierli alla porta è la moglie del 66enne, senza vestiti. Chiedono all’uomo di consegnare cellulare e tablet. Lui obbedisce senza protestare. È chiaro che le divise vanno alla ricerca di materiale pedopornografico. Ma non salta fuori nulla e restituiscono i dispositivi al proprietario. Ormai però è fatta. Scatta la denuncia per atti osceni. «Ma non mi stavo toccando – si è giustificato in udienza l’imputato – di sicuro la signora mi ha visto nel momento in cui mi mettevo la crema o mi grattavo sulle parti intime». Ultima udienza ad aprile, con discussione e sentenza. Il Resto del Carlino

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