Pm archivia violenza per ‘silenzio vittima’, ma gip dice no

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  • (ANSA) – MILANO, 05 DIC – “L’indagato potrebbe avere ‘frainteso’ il silenzio della ragazza per l’ora tarda, per la
    stanchezza”. E’ una delle motivazioni con cui la Procura di
    Milano aveva deciso di chiedere l’archiviazione dell’indagine
    per violenza sessuale a carico di un 32enne accusato di aver
    abusato nella sua abitazione di una 27enne con fragilità
    psichiche, una notte del 2019, dopo averla fatta salire in auto
    con la scusa di offrirle un passaggio a casa. Istanza che il
    gip, però, ha respinto, ordinando al pm di formulare la
    richiesta di processo per l’uomo, e chiarendo, sulla base di
    elementi di indagine, come il racconto della donna, e della
    giurisprudenza della Cassazione, che la giovane “non ha mai
    espresso il consenso al compimento degli atti sessuali” subiti.
        Il giudice, nel disporre l’imputazione coatta per il 32enne
    per gli abusi sulla 27enne (la giovane è morta nei mesi scorsi e
    i suoi genitori si sono opposti all’archiviazione), spiega che
    nella “fattispecie” di violenza sessuale non si richiede “affatto un manifesto dissenso” da parte della vittima, “quanto
    piuttosto, come ribadito dalla Suprema Corte, il consenso”, se
    c’è, deve essere “espresso o, se tacito”, deve essere
    inequivoco. La Procura, invece, in questo caso, spiega il gip,
    parlava di “fraintendimento” da parte dell’indagato sul “silenzio” della ragazza. E ciò, per il giudice, equivale “a
    sostenere la necessità della manifestazione del dissenso che,
    come ribadito dalla Cassazione, non è affatto richiesto dalla
    fattispecie” di reato. E il silenzio, poi, in sostanza, non può
    essere equiparato al consenso.
        Nel giugno 2019, la giovane aveva denunciato quell’uomo, mai
    visto prima di quella notte, e aveva ribadito il suo racconto
    pure in un incidente probatorio. Aveva riferito che quando capì
    che il 32enne non la stava accompagnando a casa lei si paralizzò
    (“non riuscii né a parlare né a muovermi”). (ANSA).
       


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