Politica. L’effetto Vannacci sui sondaggi: la nuova lista “Futuro Nazionale” debutta al 4,2% e erode consensi a Meloni e Salvini

La scissione dalla Lega e la discesa in campo autonoma di Roberto Vannacci iniziano a pesare sugli equilibri del centrodestra. La neonata formazione “Futuro Nazionale”, guidata dal generale, fa il suo esordio nelle rilevazioni statistiche con un dato che non può essere ignorato dalle segreterie dei partiti: il 4,2%.

I numeri del debutto

Secondo l’indagine condotta da YouTrend per Sky TG24, la lista si posizionerebbe subito sopra la soglia di sbarramento, anche nell’ipotesi di un innalzamento dell’asticella al 4%. L’ingresso di Vannacci nell’arena politica come leader autonomo agisce principalmente come fattore di redistribuzione all’interno dell’area conservatrice. A farne le spese sono soprattutto gli ex alleati: le intenzioni di voto segnalano un calo dell’1,1% per Fratelli d’Italia e dello 0,9% per la Lega. Più contenuto l’impatto su Forza Italia, che cede solo lo 0,2%, mentre il centrosinistra e le forze moderate rimangono sostanzialmente immuni allo smottamento.

Da dove arrivano i voti

Analizzando i flussi elettorali, emerge una composizione eterogenea del bacino di “Futuro Nazionale”. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, meno della metà dei consensi proviene dai partiti di governo (FdI e Lega). Una quota rilevante viene drenata dalla galassia delle liste minori e dai movimenti sovranisti extraparlamentari, come Italia Sovrana e Popolare o Alternativa Popolare.
Un dato significativo riguarda la capacità del generale di mobilitare l’elettorato “dormiente”: il 13,5% dei suoi potenziali elettori arriva infatti dalle file degli astenuti e degli indecisi, confermando la natura “anti-sistema” della sua proposta politica.

La fiducia e il dubbio dei leghisti

Nonostante il risultato elettorale potenziale, la figura di Vannacci resta fortemente divisiva. Il sondaggio evidenzia un indice di fiducia personale piuttosto basso: il 53% degli intervistati esprime un giudizio negativo, contro un 14% di pareri favorevoli. Particolarmente interessante è la reazione della base leghista: in questo momento di rottura con la leadership di Matteo Salvini, quasi un elettore del Carroccio su due (il 48%) preferisce non esprimersi, rifugiandosi nel “non so”, segnale di un disorientamento diffuso di fronte alla nuova collocazione del generale.