Il destino di deputati e senatori che, a vario titolo lasciano l’incarico, è stato tradotto in cifre da Openpolis, il portale che si occupa di trasparenza e produttività delle Camere. Sono stati 49 gli eletti al Parlamento ad aver cessato il loro status, nella legislatura attuale. Due (Silvio Berlusconi e Giancarlo Galan), per un voto di decadenza. Quattro invece sono i deceduti. Sugli altri 43, però, si concentra l’attenzione. 9 di essi hanno lasciato l’incarico per motivi personali. Questa fattispecie, in particolare, può andare in contro a delle vere e proprie situazioni paradossali, come quella del Senatore ex M5S Giuseppe Vacciano le cui dimissioni per ben due volte sono state respinte dell’Aula (anche se la prima volta accade sempre, per prassi). In questa legislatura, poi, spiccano alcuni esponenti dei governi succedutisi all’interno di essa che hanno deciso di lasciare l’incarico parlamentare per abbracciare nuovi tipi di carriere.
Si tratta di Enrico Letta ex presidente del Consiglio e deputato (ora impegnato all’Istituto di studi politici di Parigi), Massimo Bray, ex ministro della Cultura e deputato ora, direttore generale della Treccani e Lapo Pistelli, che suscitando grande polemica lasciò il posto di deputato (e vice ministro agli Esteri) per andare ad assumere l’incarico di vice presidente senior dell’Eni. Openpolis, tuttavia, fa notare che «per molti ex parlamentari la politica è rimasta la professione principale. Una parte cospicua di essi (il 34,09%) è stata eletta al parlamento europeo nel 2014 e ha optato per la carriera a Bruxelles piuttosto che a Roma». È il caso, ad esempio, dei parlamentari di Forza Italia Alessandra Mussolini e Salvatore Cicu. Sempre nel centrodestra, stessa scelta anche per Raffaele Fitto, eletto nel Pdl nel 2013 e mister preferenze con Forza Italia nel 2014, prima di fondare i Conservatori e Riformisti e andarsi a sedere nel medesimo gruppo al Parlamento Europeo. Nel Pd è stata molto folta la pattuglia di chi ha optato per gli euroscranni, in gran parte una pattuglia in rosa. Se si esclude infatti Enrico Gasbarra, troviamo Cecile Kyenge (già ministro con Enrico Letta), Simona Bonafè, Alessia Mosca, Pina Picierno ed Alessandra Moretti. Quest’ultima, però, ha compiuto una doppia scelta. Perché dopo aver lasciato la Camera per il Parlamento Europeo, poi si è dimessa anche da quest’ultimo al momento della candidatura a Presidente del Veneto. Ora guida il gruppo del Pd al consiglio regionale. Il 22,73%, osserva Openpolis, invece ha preferito le istituzioni regionali, anche se qua le modalità sono state differenti. Qualche dettaglio.
Nichi Vendola, leader di Sel, da governatore della Puglia si candidò alla Camera e poi optò per proseguire in Regione. Poi, però, alla scadenza del mandato ha abbandonato la politica istituzionale. Stessa scelta, ma destino diverso, per Roberto Cota, della Lega Nord. Nel 2013 era presidente del Piemonte, e decise di non andare a Roma pur essendo stato eletto alla Camera. Nel 2014 la sua consiliatura finì anticipatamente per annullamento disposto dal Consiglio di Stato. Così si è andati a votare a maggio di quell’anno, assieme alle elezioni europee. Infine, c’è il caso di Fulvio Bonavitacola, del Pd, che ha scelto di andare a fare il vice presidente della Regione Campania dopo due anni di mandato. Sei parlamentari, invece, hanno optato per incarichi a livello comunale. I più noti sono l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino e l’attuale Primo Cittadino di Firenze Dario Nardella, i quali, nota Openpolis, si sono dimessi prima di essere stati eletti. A differenza di quanti invece hanno preferito essere eletti per poi scegliere la fascia tricolore (Bitonci a Padova, Biffoni a Prato e Decaro a Bari). Nella sua disamina, Openpolis evidenzia due tipi di criticità. «Candidarsi per una altro incarico solo per far prendere voti alla propria lista, sapendo che poi non si andrà mai a ricoprire quel ruolo, è sintomo di una vita partitica non particolarmente sana (vedi il caso di Nichi Vendola in Puglia). In secondo luogo, una volta che ci si candida ad un altro incarico, pur essendo già parlamentare, sarebbe il caso di dimettersi subito. Sarebbe – conclude Openpolis – un gesto di rispetto nei confronti delle istituzioni e dei cittadini».
Il Tempo.it