Ponte Genova: documenti procura aumentano invece di diminuire

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  • (ANSA) – GENOVA, 28 NOV – Colpo di scena al processo per il
    crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 14 vittime). I
    documenti che la procura doveva sfoltire sono aumentati passando
    da 22.355 files a 23.245. “Forse un problema informatico” ha
    detto la procura. Per capire cosa è successo il collegio
    giudicante ha sospeso l’udienza e rinviato a domani. Il 16
    novembre i giudici avevano dato cinque giorni di tempo per
    sfoltire i circa 60 mila documenti depositati dai pubblici
    ministero Massimo Terrile e Walter Cotugno. Lunedì scorso i
    difensori degli imputati hanno preso i nuovi documenti che
    dovevano essere sfoltiti e i giudici avevano concesso altro
    tempo per prendere visione. Oggi la nuova sorpresa: invece che
    diminuire i documenti sono aumentati. Domani la procura
    spiegherà cosa è successo. Già oggi la procura ha comunque
    spiegato di avere tolto solo alcuni documenti ma di averne
    lasciato sostanzialmente immutato il “peso”. Un comportamento
    che ai difensori non appare legittimo vista l’impossibilità per
    gli avvocati di potere consultare questa mole di materiale in
    tempi brevi .
        “Rovesciare questa montagna inesplorabile e insondabile –
    spiega l’avvocato Massimo Ceresa Gastaldo – significa
    stravolgere la fisionomia dell’accertamento e la sua
    funzionalità. Il tribunale ha il dovere di affrancarsi dalla
    logica ‘per ora va tutto bene poi si vedrà’ e chiedo di
    assicurare non fittiziamente il diritto alla prova. Non
    chiediamo di allungare i tempi, siamo i primi a non volerlo. Ma
    chiediamo modalità rispettose per il tribunale e le parti di
    esercitare i propri diritti e le proprie prerogative”.
        Sono 58 le persone imputate tra ex dirigenti di Autostrade e
    Spea (la controllata che si occupava delle manutenzioni) e
    tecnici, ex e attuali dirigenti del ministero delle
    Infrastrutture e del provveditorato delle opere pubbliche. Le
    due società sono uscite dal processo patteggiando circa 30
    milioni. Secondo l’accusa tutti sapevano delle condizioni del
    Morandi ma nessuno fece nulla seguendo la logica del risparmio
    per garantire maggiori utili da distribuire ai soci. (ANSA).
       


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