Primarie, il Pd fa votare tutti: anche minorenni ed extracomunitari

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Per raggiungere la soglia del milione di partecipanti, il Pd consentirà di votare alle primarie di domenica un po’ tutti. Non solo gli iscritti alle liste elettorali, ma anche minorenni con più di 16 anni, residenti all’estero ed extracomunitari.

“La parola alla democrazia”. Questo lo slogan scelto dal Pd per presentare le primarie di domenica 3 marzo in cui il popolo dem sarà chiamato a scegliere il nuovo segretario tra Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

Già, il popolo dem. Ma chi ne fa parte? Guardando il numero di votanti da quando il Pd ha scelto di usare le primarie come strumento per la scelta del proprio leader, i democratici sembrano sempre di più un esercito senza soldati. La campagna elettorale è andata avanti più fiacca del solito. Della battaglia “amichevole” fra i tre candidati si è parlato poco e l’interesse di stampa e cittadini, in queste ultime settimane, è stato bassissimo.

Come risollevare il morale – e il numero – delle truppe per tentare di raggiungere il milione di partecipanti? Semplice: facendo votare tutti. Proprio tutti. Consultando il sito www.Pdprimarie2019.it, si scopre che a poter versare l’obolo di due euro in cambio del privilegio di scegliere il prossimo segretario dem saranno non solo gli iscritti alle liste elettorali, cioè i cittadini italiani maggiorenni. Ma anche elettori fuori sede, giovani tra i 16 e i 18 anni, comunitari non italiani ed extracomunitari, residenti all’estero o temporaneamente all’estero e dulcis in fundo gli iscritti al Pd. Questi ultimi, sempre di meno. Motivo in più per aprire le porte del partito a chiunque lo desideri. Nobile intento, almeno sulla carta, visto che sarà rovinato probabilmente dalle truppe cammellatestraniere che correranno ai seggi.

Un sospetto? No, una tragica realtà. I più attenti ricorderanno i vari scandali che hanno spaccato il partito negli ultimi anni, fino ad arrivare in alcuni casi all’annullamento del voto. Per esempio già nel 201, a Napoli, ci furono problemi legati al massiccio afflusso nei gazebo di elettori cinesi. Stessa cosa, ma con nazionalità diverse, in Liguria. Era il 2015 e il centro-sinistra doveva scegliere il proprio candidato alle Regionali che avrebbe vinto l’attuale presidente ligure Giovanni Toti. Ad Albenga (Savona) la comunità marocchina votò la spezzina Raffaella Paita. Da parte dello sfidante, Sergio Cofferati, molte polemiche fino all’addio al Pd. Infine, le primarie di Milano del 2016. Anche lì, un’infornata di cinesi.

Il Giornale.it

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