Problemi di ''reale utilizzatore'' anche per la Svizzera di Marco Severini

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    Sembra di si da quello che emerge da una veloce rassegna stampa elvetica. infatti la stampa nazionale e regionale dedica oggi ampio spazio ai nuovi sviluppi della vertenza fiscale che oppone UBS alle autorità americane. E la maggioranza dei commentatori vede nero per il segreto bancario, dopo la breccia aperta mercoledì dagli Stati Uniti. “Il segreto bancario è ormai passato alla storia”, scrive la “Südostschweiz”, “anche se il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz al momento non lo riconosce ancora”. Non è più che un mito, gli fa eco il “Tages-Anzeiger”. Entrambe le testate attribuiscono la responsabilità di questa situazione all’ex numero uno di UBS Marcel Ospel e alla sua aggressiva strategia di espansione, con la conseguenza che la piazza finanziaria elvetica si vede ora privare di un vantaggio concorrenziale importante.

    Anche per la “Neue Zürcher Zeitung”, la piazza finanziaria elvetica si trova “con le spalle al muro”. L’UBS, l’Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA) e il Consiglio federale si sono decisi a compiere un passo grave, la cui utilità è ancora poco chiara.

    Ad impressionare – come a San Marino, ma perchè qui da noi si è arrivati ad un vicolo cieco – è le altre testate svizzerotedesche è il prostrarsi delle autorità elvetiche davanti agli Stati Uniti. “Un chiaro ricatto” titola il “Bund” il commento in prima pagina.

    Ancor più duro il “Blick”, per cui UBS ha trasformato la Svizzera in “una Repubblica delle banane” – come alcuni esponenti politici hanno detto anche di San Marino. Il quotidiano di proprietà della Ringier non risparmia neppure il Consiglio federale, che ha fallito in una questione strategica per il Paese.

    La vicenda di UBS monopolizza pure le prime pagine della stampa romanda. “Le Temps” paragona la sconfitta della Svizzera a quella della flotta napoleonica nella battaglia di Trafalgar (1805): “le pressioni provenienti dall’estero erano forti, ora diventeranno insopportabili”, si rammarica la testata. Secondo il quotidiano romando forse sarà possibile salvare il segreto bancario in quanto tale, ma risulterà difficile mantenere la differenza fra frode e semplice evasione fiscale.

    Il peggio comunque deve ancora arrivare, sostiene “Le Quotidien Jurassien”, perché ormai gli USA hanno il coltello dalla parte del manico e non si accontenteranno dei nomi forniti. Inoltre i paesi europei si butteranno nella breccia aperta: un punto, questo, sottolineato anche da numerosi altri opinionisti. “24heures” scrive per esempio che “la Svizzera è a terra e gli Americani la stanno calpestando”.  ricorda un po quello che gli italiani stanno facendo con San Marino.

    La “Tribune de Genève” mette invece in luce il paradosso che UBS sta contribuendo ad affossare il segreto bancario in modo molto più efficace di coloro che l’hanno sempre criticato. Le banche che rimarranno floride domani saranno quelle che sin da oggi punteranno su altri argomenti per attirare i clienti, aggiunge il commentatore.

    Molti opinionisti ricordano anche come a creare i problemi sia una società che ha beneficato di un enorme aiuto pubblico, “un gigante bancario sovradimensionato”, secondo “La Liberté”. “UBS ha assunto una tale importanza nel paese che siamo diventati tutti suoi ostaggi”, conclude il foglio friburghese.

    Meno pessimista appare per contro “L’Agéfi”: il quotidiano economico romando assicura che il segreto bancario rimane “sano e salvo”, semplicemente la decisione di comunicare i nomi dei clienti UBS dimostra che la normativa elvetica non protegge chi commette frode fiscale.