Ravenna – L’iter giudiziario relativo alla tragedia avvenuta l’8 gennaio 2023, in cui Giulia Lavatura Truninger è accusata di aver ucciso la figlia di sei anni, Wendy, gettandosi dal nono piano del loro palazzo, prosegue con un’importante novità. La donna, 42 anni, è stata ritenuta non imputabile a causa di un disturbo bipolare della personalità, come confermato da perizie psichiatriche. Nonostante ciò, è stata giudicata socialmente pericolosa, motivo per cui il processo dovrà passare attraverso la Corte d’assise.
L’udienza preliminare, svoltasi sotto la presidenza del giudice Janos Barlotti, ha portato a un rinvio a giudizio, divenendo così necessario un pubblico dibattimento. La legge prevede che, in presenza di una causa di estinzione del reato, il giudice non possa pronunciare una sentenza di non luogo a procedere se si ritiene necessario l’applicazione di misure di sicurezza. In questo caso, la madre sarà sottoposta a libertà vigilata dopo aver trascorso gli ultimi mesi agli arresti domiciliari presso la clinica Villa Azzurra di Riolo Terme.
La tragedia si è consumata in una mattina di gennaio, quando Giulia, dopo aver smesso di assumere i farmaci prescritti, ha pubblicato un post su Facebook rivelando i suoi tormenti interiori. Poco dopo, ha legato la figlia e il loro cane alla cintura, uscendo dalla finestra e lanciandosi nel vuoto. L’impatto fatale ha colpito solo Wendy e il cane, mentre Giulia ha subito ferite meno gravi, descrivendo quello come un destino da cui non può scappare.
Le indagini hanno evidenziato il percorso di assistenza psichiatrica della donna, con specialiste che hanno confermato la sua incapacità di intendere e volere al momento dei fatti. La conclusione del processo è prevista, ma sarà la Corte a stabilire definitivamente l’esito.