PROSEGUE L’OPPOSIZIONE DI SINISTRA UNITA DOPO L’APPROVAZIONE DELLA FINANZIARIA

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  • Dalla lettura che il Patto per San Marino ha dato all’ultima seduta consiliare emerge un trionfalismo del tutto fuori luogo. Se da un lato infatti si può comprendere la soddisfazione per essere usciti dalla settimana del bilancio senza grossi danni, ma solo con qualche ammaccatura, volere tuttavia dare a intendere che la maggioranza è coesa e compatta come non mai è obiettivamente azzardato, dal momento che tutti hanno potuto udire le critiche più o meno marcate che sono giunte dai banchi della maggioranza.
    Alcuni interventi hanno sottolineato la mancanza di progettualità del governo, il fiato corto della stessa legge di bilancio, la necessità di una svolta che ancora non arriva, denunciando il clima non ancora favorevole nel rapporto con l’Italia e lamentando il perdurare della segretezza sugli accordi bilaterali che restano da firmare (senza nascondere una certa insoddisfazione per quelli già firmati).
    Eppure nel Patto si minimizza il dissenso e si fa finta di niente di fronte ad un fatto senza precedenti nella storia recente: un articolo della finanziaria, avente ad oggetto una spesa non indifferente per la cosiddetta promozione dl sistema economico, è stato bocciato in sede di seconda lettura.
    Suona dunque ridicolo affermare che tutto va bene e al massimo si tratta di un errore, anche perché in questo caso ci sarebbero dei veri e propri “asini” nella maggioranza visto e considerato che se in quell’occasione la maggioranza ha perso ben cinque voti, sia sul voto finale sia sull’ordine del giorno di Sinistra Unita ne ha persi due allo stesso modo.
    A conferma di ciò giunge il fatto che la maggioranza si sia rifiutata di mettere in votazione gli ordini del giorno sul comandante della Gendarmeria e sulla situazione della Cassa di Risparmio presentati dalle opposizioni, segno di evidente timore di affrontare due votazioni così delicate che difficilmente sarebbero andate lisce.
    Troviamo però disdicevole che governo e maggioranza abbiano voluto nascondere le loro difficoltà facendosi scudo della Reggenza alla quale è stata affidata una improbabile richiesta di anticipare la ratifica del Decreti (per i quali c’era una disponibilità dell’opposizione) ma senza permettere la votazione dei due ordini del giorno di evidente attualità, mascherando le esigenze del governo con incomprensibili esigenze di carattere “istituzionale”.
    Dov’è dunque tutta questa compattezza sbandierata dal Patto?
    Sembra quasi di essere nella Germania Est del 1989, quando il vecchio leader Honecker in ottobre affermava a tutti i media che il Muro sarebbe durato ancora cent’anni mostrando tutta la sua aderenza con la realtà.