Proteste e code, ma l’Italia va. Record di tamponi (e malattie)

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  • Qualche coda qua e là per i controlli, sporadiche proteste di chi – senza certificazione – non ha potuto accedere al posto di lavoro, una prevedibile impennata dei tamponi e un lieve aumento dei certificati medici di chi in extremis si è giocato la carta della malattia per scongiurare la sospensione e la perdita dello stipendio (l’Inps ieri a mezzogiorno aveva ricevuto 47.393 certificati, il 23% in più rispetto a venerdì scorso). Oltre a un sensibile aumento del traffico, soprattutto nelle grandi città e nella capitale, sede dei ministeri, un po’ perché il primo giorno di obbligo di green pass per lavorare è coinciso con il ritorno in presenza degli statali, un po’ per le manifestazioni dei No Pass.

    Disagi tutto sommato limitati. Il Paese non si è fermato, come paventato da più parti. «La Pubblica amministrazione sta dimostrando senso di responsabilità e organizzazione flessibile e intelligente», esordisce a metà mattinata Brunetta, egli stesso entrato con il green pass negli uffici del dipartimento funzione pubblica. Chi non aveva il certificato verde ha fatto il tampone, a suo spese, per poter lavorare. E il sistema ha retto l’onda d’urto delle richieste, garantendo nelle 24 ore (precedenti) 506mila test, un record assoluto (il precedente era di 378.463 e risaliva al 5 marzo). Nei ministeri orari scaglionati, poche code, rientro ordinato. In diverse amministrazioni già operativi i totem per verificare temperatura e green pass insieme, in alternativa si è fatto ricorso alla app VerificaC19. Il primo giorno è filato via così, senza criticità. Anche nei palazzi della politica sono state sperimentate le nuove regole. Valide per tutti: parlamentari, funzionari, dipendenti, giornalisti. Alla Camera, al Senato e a Palazzo Chigi per entrare è indispensabile passare il pass allo scanner. Ieri per la prima volta i ministri hanno preso parte al Cdm, green pass alla mano, senza doversi sottoporre al tampone di routine. Nei Tribunali l’obbligo vale per magistrati, personale amministrativo e forze dell’ordine (non riguarda invece avvocati, imputati e parti processuali). Tutto è filato liscio e non è stato segnalato alcun disagio per accedere al palazzo di giustizia di Milano. Idem a Roma, con controlli a campione per i magistrati.
    Neanche i porti si sono fermati come si temeva. Ci sono stati rallentamenti a Trieste e piccole proteste con scarse adesioni altrove, dove i dipendenti portuali sono la maggioranza e hanno garantito l’operatività degli scali. Nessuna criticità, nonostante fosse uno dei nodi ritenuti più a rischio, neanche nei trasporti pubblici. I disagi sono stati limitatissimi. A Novara, per esempio, sono saltate diverse corse perché all’ultimo momento si sono presentati una ventina di autisti senza certificazione verde. Ma per lo più, nelle altre città, gli autisti No Pass sono stati sostituti in tempo. A Milano, nonostante 272 dipendenti Atm senza green pass, grazie ad una riorganizzazione dei turni, il servizio è stato garantito regolarmente. Lo stesso a Bologna, dove mancavano 74 autisti.

    Dopo i timori manifestati alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo, neanche i sindacati segnalano grossi problemi. Tutto regolare anche nelle grandi fabbriche, come Acciaierie Italia, Fincantieri, Hitachi, Leonardo, Stellantis, Electrolux, Whirlpool, Ast di Terni. Qualche presidio c’è stato e non sono mancanti operai rimasti fuori perché senza pass, ma nulla che abbia compromesso l’operatività degli impianti. «La giornata non è stata caratterizzata da tensioni e contrapposizioni, a parte qualche singola realtà lavorativa. Bisogna evitare la radicalizzazione del conflitto e accompagnare questa fase con il massimo di responsabilità», dice il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra a RaiNews24. Bilancio positivo nel settore privato: «Fortunatamente le cose stanno andando bene e mi auguro vadano così anche nei prossimi giorni», commenta la giornata il presidente di Confindustria Carlo Bonomi.


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