Psicodramma Pd in Toscana: “Abbiamo sbagliato candidato”

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  • Mancano poche ore e, finalmente, avremo il verdetto di queste elezioni Regionali. Un test molto importante che ridisegnerà i rapporti di forza sia per il governo sia per il centrodestra.

    I giallorossi sono riusciti a stringere un accordo solo in Liguria dove il giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa dovrebbe partire svantaggiato rispetto al governatore uscente Giovanni Toti, leader di Cambiamo. L’alleanza è stata voluta principalmente da Beppe Grillo, ma ha avuto una gestazione molto lunga e la scelta di Sansa non sembra aver scaldato i cuori proprio dei pentastellati e ha determinato la corsa solitaria dei renziani di Italia Viva. Anche dalle urne del Veneto, secondo le previsioni, dovrebbe arrivare una vittoria schiacciante del centrodestra. L’unica incognita riguarda la sfida tutta interna alle liste: se la civica che sostiene il governatore uscente Luca Zaia dovesse prendere più voti della lista della Lega, allora potrebbe esservi un problema per Matteo Salvini. Nelle Marche si attende soltanto l’ufficialità di una svolta storica per una Regione che, fino ad oggi, rientrava tra le “Regioni rosse” e che passerebbe per la prima volta al centrodestra.

    Salvo sorprese dell’ultimo minuto, i giallorossi dovrebbero mantenere il governo della Campania e, perciò, i riflettori sono tutti puntati sui risultati della Toscana e della Puglia. Una doppia vittoria del centrosinistra garantirebbe un pareggio 3-3 che sarebbe preziosissimo per le sorti del governo Conte, ma gli osservatori scommettono sul 4-2. “È il risultato più probabile, ma non è detto che a cadere sia necessariamente la Puglia”, si è sussurrato in questi giorni negli ambienti piddini che temono l’arrivo di una sconfitta bruciante nella terra di Matteo Renzi. E, se dovesse realmente concretizzarsi il sorpasso della leghista Susanna Ceccardi sul candidato del Pd, il principale capro espiatorio sarebbe il leader di Italia Viva. “Eugenio Giani è un ex socialista molto vicino a Renzi che lo aveva proposto prima di uscire dal Pd”, ci dicono dal Nazareno. E aggiungono: “Abbiamo completamente sbagliato il candidato”. I renziani, invece, difendono la loro scelta: “Giani è un politico esperto e non c’erano molte alternative. Oggi non ci sono più persone che studiano e si formano dentro i partiti…”. La spigliata eurodeputata Ceccardi, la prima leghista ad aver conquistato un comune toscano, Cascina, dove è stata sindaco dal 2016 al 2019, sembra avere quel carisma che manca totalmente al suo avversario. Giani, ex presidente del consiglio regionale, è in politica da oltre 30 anni e, nel giro di pochi mesi, stando agli ultimi sondaggi disponibili, è stato capace di dissipare un notevole vantaggio. La vittoria si deciderà al fotofinish. In casa Pd, però, sono sicuri: “Vinciamo di poco, ma vinciamo”, ripetono come se fosse un mantra religioso. “Mentre in Emilia-Romagna abbiamo ripresentato Bonaccini, il presidente uscente che ha sempre goduto di un buon gradimento personale, in Toscana schieriamo un uomo molto noto nel territorio ma che non può rivendicare come suo ciò che di buono abbiamo fatto negli ultimi 5 anni”, ci spiega un militante del Pd.

    Insomma, la paura nella terra di Dante Alighieri è tanta e si aggiunge allo spettro del 5-1, qualora a cadere fosse anche la Puglia. Qui il governatore uscente Michele Emiliano non è riuscito ad ottenere né il sostegno dei grillini né dei renziani. I primi, dopo essere stati corteggiati a lungo, hanno deciso di ricandidare la consigliera regionale Antonella Laricchia, mentre i renziani hanno schierato il sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto. Queste divisioni dovrebbero favorire Raffaele Fitto nella riconquista della guida della Regione. Il M5S spera in un buon risultato. “I numeri ci dicono che siamo ben sopra la media nazionale”, ci hanno confidato i pentastellati negli ultimi giorni di campagna elettorale. Non a caso Luigi Di Maio, nel corso del suo tour elettorale per il sì al referendum sul taglio dei parlamentari, ha dedicato varie tappe alla Puglia. I più maliziosi, dentro il Pd, hanno borbottato: “Certo, in Liguria dove abbiamo il candidato comune, si è visto molto poco…”.

    Anche la Puglia, dunque, è una Regione decisiva e la vittoria sarà stabilita all’ultimo voto. Emiliano che, nel corso del suo mandato ha commesso vari errori e non è riuscito a capitalizzare il consenso che aveva durante il lockdown, negli ultimi giorni di campagna elettorale ha cercato di colmare lo svantaggio ricorrendo a numerose assunzioni last-minute. Una sua sconfitta aprirebbe uno scontro tra giallorossi. Il Pd incolperebbe il M5S di essere stato determinante nell’eventuale 5-1 finale che probabilmente darebbe luogo a una crisi di governo dagli effetti imprevedibili. Infine va ricordato il dato dell’affluenza: nel voto regionale si è recato alle urne il 29,98 per cento degli aventi diritto.



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