Qatargate, Eva Kaili resta in carcere

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  • L’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, detenuta dal 9 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, dovrà restare ancora in carcere per almeno un mese. Lo si è appreso dalla procura federale. 

    “Non è mai stata corrotta” e “spero che la liberino presto”. Lo ha detto Mihalis Dimitrakopoulos, avvocato di Eva Kaili, arrivando al tribunale di Bruxelles dove questa mattina si tiene l’udienza per decidere sulla permanenza in carcere della ex vice presidente del Parlamento europeo agli arresti per l’inchiesta del Qatargate. La decisione sarà presa questa sera tardi. 

    “Abbiamo chiesto che la signora Kaili possa essere sottoposta al regime di sorveglianza elettronica”, hanno detto i due avvocati dell’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Andrè Rizopoulos e Mihalis Dimitrakopoulos. Eva Kaili “collabora attivamente” con gli inquirenti “e contesta ogni accusa di corruzione”, hanno aggiunto i legali.

    Si chiama Comitato per il futuro della scienza e della tecnologia (Stoa) ed è un panel dell’Eurocamera fondato ‘per la realizzazione di progetti di valutazione tecnologica’ dal 2017 al 2022 diretto proprio da Eva Kaili, l’eurodeputata greca al centro dello scandalo Qatargate. Secondo fonti interne all’Eurocamera proprio la presidenza dello Stoa avrebbe dato alla greca “un’accelerazione improvvisa alla carriera ed un esposizione maggiore alle lobby e molti nuovi contatti con gruppi di interesse, soprattutto tecnologici”. Il comitato gode di un ‘advisory board’ di scienziati tra cui spicca un nome in cui ancora una volta Qatar e Italia tornato accoppiati, quello del professore molisano Salvino Salvaggio, direttore esecutivo presso l’Università Hamad Bin Khalifa e presso il Qatar Fund. Secondo le fonti consultate da ANSA la nomina di Salvaggio, entrato nell’advisory board di Stoa nel novembre 2020, fu “fortemente voluta dalla Kaili stessa”. Salvaggio non era il solo esperto introdotto dalla Kaili, dal 2018 infatti sono ricorrenti le presenze di membri dell’advisory board della Ong Elontech un’organizzazione dedicata alla cybersicurezza con attenzione speciale alle criptovalute fondata proprio da Mantalena Kaili, la sorella dell’eurodeputata greca.

    “C’è un problema di regole che disciplinano l’attività di lobbying, la trasparenza”. Lo dice al Giornale Radio Rai (Rai Radio1) Danilo Ceccarelli, vice procuratore della Procura europea (Eppo) che indaga l’ex vice presidente dell’europarlamento Eva Kaili – coinvolta nello scandalo Qatargate – per frode e malversazione dei fondi europei. “Il Parlamento Europeo ha delle regole ma solo su base volontaria – prosegue il magistrato -, rendere obbligatoria una serie di criteri e limiti di questo tipo di attività sarebbe di beneficio per tutti, anche per noi che facciamo le indagini con un quadro giuridico più chiaro”, conclude. La procura europea ha chiesto il ritiro dell’immunità parlamentare per la Kaili.


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