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  • Quando il potere sfida i limiti della democrazia (l’editoriale di David Oddone)

    L’attualità politica internazionale offre spunti di riflessione profondi sulla natura del potere e sui suoi potenziali pericoli. L’esercizio di un’autorità illimitata, svincolata dai contrappesi istituzionali e dai principi costituzionali, rappresenta una sfida con la quale dobbiamo ormai confrontarci. Nella consapevolezza che la storia, con i suoi cicli di ascesa e caduta di regimi, ci ricorda costantemente che la concentrazione eccessiva di influenza in un’unica mano, o in un singolo ramo del governo, può condurre a derive autoritarie e alla compressione dei diritti fondamentali.

    L’idea che il mandato popolare, per quanto ampio, legittimi qualsiasi azione è una menzogna pericolosa. Un’elezione, anche con un risultato schiacciante, non conferisce a chi vince un assegno in bianco per sovvertire l’ordine costituzionale o ignorare le leggi esistenti. Il principio di legalità, cardine dello stato di diritto, impone a tutti, inclusi i governanti, di agire nel rispetto delle norme e delle procedure stabilite. Ignorare tale principio, con la giustificazione di una presunta volontà popolare, apre la strada all’arbitrio, finanche alla tirannia.

    La separazione dei poteri, teorizzata da Montesquieu e pilastro delle democrazie moderne, è un meccanismo di garanzia contro l’abuso. Il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, pur distinti e autonomi, sono chiamati a collaborare e a controllarsi reciprocamente, in un sistema di pesi e contrappesi volto a prevenire la dittatura. Quando una di queste istituzioni tende a prevaricare le altre, si crea uno squilibrio pericoloso. L’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e il ruolo di controllo del parlamento sono elementi imprescindibili per preservare l’integrità del sistema e tutelare i diritti dei cittadini.

    L’eccessivo accentramento, inoltre, spesso si accompagna a una retorica di semplificazione e di decisionismo, che promette soluzioni rapide e immediate ai complicati problemi delle masse. Tuttavia, la complessità del mondo contemporaneo richiede un approccio più articolato e una capacità di ascolto e di confronto con le diverse istanze della società civile.  La democrazia, per sua natura, è un processo lento e faticoso, basato sulla discussione, sulla negoziazione e sul compromesso. La tentazione di bypassare tali passaggi, in nome dell’efficienza o della demagogia, rischia di sacrificare la sostanza stessa della democrazia sull’altare di una presunta efficacia.

    L’attuale contesto globale, caratterizzato da guerre, disuguaglianze sociali e l’incedere della IA, richiede un ripensamento profondo del ruolo dello Stato e delle istituzioni internazionali. Tuttavia, ciò non significa che si debba rinunciare ai principi fondamentali dello stato di diritto o alla libertà.  Al contrario, è proprio in momenti di crisi che è necessario rafforzare i meccanismi di controllo e di partecipazione, per garantire che le decisioni vengano prese in modo trasparente e responsabile, nel rispetto dei diritti di tutti.

    La libertà è una conquista fragile e richiede un impegno costante per essere difesa. Un potere che, in ultima analisi, mira a trasformare i cittadini in sudditi, privandoli della loro libertà di pensiero e di azione è il preludio a una società omologata, acritica, prona, dove il dissenso è silenziato, l’originalità soffocata, la partecipazione ridotta a mera formalità, l’individuo annullato nella massa.

     

    David Oddone

    (La Serenissima)