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Quel che non si comprende di Calenda e quel che non comprende lui.
Calenda non lo voto perché è troppo egocentrico per i miei gusti.
Eppure, per molte cose che dice sarebbe fra i pochissimi votabili.
Ma la distanza fra quel che dice e quel che serve( per me…), non riesce a colmarla mai.
E la distanza fra che fa e quel che bisognerebbe fare è ancora più grande.
Peccato davvero.
Provo a dire.
Ha commesso un errore politico capitale: il fallimento dei partiti riformisti e di centro alle europee è quasi tutto suo.
Seppur divisi, quasi l’8 per cento degli italiani li hanno votati. Uniti avrebbero superato il 10, ne sono certo. Perché lo spettacolo della disunione e l’effetto voto inutile vale almeno 3/4 punti percentuali.
Questo errore ha rafforzato quel che Calenda dice( con ragione) di voler combattere, la polarizzazione sulle estreme, il bipopulismo, di qua o di là.
Sostiene che la politica deve avere visione, coraggio, generosità. E’ giusto. Lui qui ha dimostrato miopia.
So che ragionamento ha fatto.
Uniti io porto i voti di opinione e Renzi porta a casa gli eletti con il voto organizzato.
Ha ragione, ma anche torto.
Si attrezzi, senza paura e senza puzza sotto il naso per avere una classe dirigente organizzata e radicata e sia disponibile a correre il rischio di perdere un eletto dentro la visione di vincere le elezioni. E, soprattutto, di far vincere l’idea dell’esistenza e della necessità di una forza riformista. Contro il bipopulismo.
Ha perso e abbiamo perso una grande occasione.
Proprio alle europee. Dove il voto è proporzionale. La legge che auspica. E con ragione.
Questo sul piano della strategia politica.
C’è poi un altro piano, per me ancora più importante.
Chi sei? Che vuoi?
Sei una forza riformista? Che idee hai? Quali radici? A quali storie, a quali culture ti ispiri?
Cosa pensi dei passaggi chiave dell’Italia dopo la guerra, del 48, del 68, della democrazia bloccata per decenni dalla presenza del più grande partito comunista d’Europa.
Cosa pensi di Tangentopoli?
Perché in Italia il Muro di Berlino ha cancellato i partiti democratici a favore dei post comunisti?
Su tutto questo grande confusione.
Un giorno si dice liberal socialista, un giorno azionista, un’altro giorno repubblicano, un giorno liberale. Boh…
Vuole un partito riformista che si ispira al PLI e al PRI. Confusione massima.
Dopo Turati, in Italia l’unico grande partito riformista è stato quello di Craxi.
Che dice, che pensa, di Craxi? Boh…
Eppure quello è un nodo cruciale per dirsi riformista. Cruciale.
Vedete, ormai, anche per vendere un paio di scarpe, devi saper raccontare da quale storia quelle scarpe arrivano.
Storia, radici, valori, idee, pensiero, trionfi e tragedie.
E se vuoi fare un partito riformista ti rifai a Malagodi e La Malfa? Basta?
Turati, Bissolati, Kuliscioff, Rosselli, Matteotti, Pertini,Saragat, Nenni, Craxi, chi erano costoro?
Cioè vuoi fare un partito riformista in assenza della storia e della cultura riformista. Avendo anche paura di citare la parola socialista?
Rifacendoti agli azionisti, ai liberal democratici, che nella storia d’Italia non hanno mai superato il 2 o 3 per cento.
Nemmeno le tue scarpe vendi così.
Figuriamoci le tue idee.
Vuoi conquistare il centro riformista con almeno il 10 o 15 per cento ignorando del tutto l’ unico partito riformista che ha raggiunto quei risultati nella storia d’Italia. Ignorando il patrimonio di uomini e di storia vissuti in quel partito?
Nel momento in cui l’Italia si divide fra culture che vengono dall’Msi e dal PCI, come al Liceo negli anni 70.
Io non lo capisco.
C’è un patrimonio enorme al quale nessuno vuole attingere.
Nemmeno chi, come Calenda, vuole per sé il nome di quella storia, senza la storia.
Boh….