Quelle pretese della Merkel che mettono a rischio l’Ue

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Il futuro dell’Unione europea è sempre più a rischio e a contribuire al clima di instabilità sono paradossalmente gli esponenti politici considerati più europeisti, come Angela Merkel.

La cancelliera tedesca è infatti considerata nella vulgata mainstream come baluardo europeo contro le derive sovraniste interne e contro pericolosi autoritarismi d’oltre confine, vedasi la Russia di Vladimir Putin e gli Stati Uniti di Donald Trump. Una vulgata che è stata spesso rivendicata dalla stessa diretta interessata.

Eppure le ultime vicende politiche che stanno scandendo l’agenda di Bruxelles sembrerebbero dimostrare un’altra storia: ovvero che Angela Merkel non è che un semplice rappresentante delle istanze del suo Paese che spesso collidono con gli interessi di altri. In poche parole, una sovranista pura. Niente di strano o scandaloso. Sono rimasti infatti ormai in pochi gli ingenui che pensano ad un’Unione europea composta da Stati che cooperano pacificamente per un fine comune.

Alla prova dei fatti questa struttura si è infatti quasi sempre dimostrata per quello che in realtà è: un semplice trattato che rappresenta in maniera plastica gli attuali rapporti di forza presenti nel continente europeo. Una realtà sostanzialmente accettabile, non fosse che i reiterati comportamenti ultra sovranisti di chi come Angela Merkel si descrive invece come europeista, stiano portando l’Unione europea verso la sua distruzione.

La Germania non vuole contribuire al nuovo bilancio europeo

Prendiamo per esempio il dibattito attualmente in corso circa l’ampiamento del bilancio europeo una volta che il processo di Brexit sarà completato. In un recente discorso pronunciato al Bundestag, preparatorio per il vertice europeo, la Cancelliera tedesca ha espresso in maniera chiara un concetto: il contributo della Germania per il nuovo bilancio europeo non aumenterà di un centesimo. La Germania, secondo la Merkel, ha già dato sufficienti risorse a Bruxelles e in quanto contributore netto non ha intenzione di adeguarsi a nuove regole.

Dopo la Brexit infatti, il contributo del Regno Unito verrà eliminato dal bilancio comune e tale quota dovrà essere rimpiazzata aumentando quelle già esistenti. Per la Germania però non ci sono margini di negoziazione. “A causa di questo aumento e dell’imminente uscita della Gran Bretagna dall’Ue, la Germania sarà eccessivamente gravata”, afferma la Merkel, svelando così un sovranismo ben più estremo e cinico di quelli cui eravamo abituati finora.

Angela Merkel vuole egemonizzare anche la politica estera comune

Se infatti la Germania non è disposta ad aumentare la sua quota, chi dovrebbe farlo per lei? Un tale atteggiamento di chiusura risulta ancor più incomprensibile alla luce degli innumerevoli vantaggi che la costruzione economica europea ha dato negli ultimi vent’anni alla Germania. Eppure, nonostante Berlino abbia ricevuto una buona dose di solidarietà economica negli anni della riunificazione, nonostante tutti gli Stati europei abbiano sempre chiuso un occhio sui debiti mai pagati dalla Germania per i danni causati dall’occupazione nazista e nonostante Berlino continui a godere di una moneta svalutata, Angela Merkel chiude la porta ai suoi principali alleati.

Quest’atteggiamento non copre solo la materia economica, ma anche quella geopolitica. “Deploro apertamente il non essere riusciti a raggiungere l’unanimità sull’inclusione di Albania e Macedonia del Nord nell’Unione. Abbiamo perso una grande opportunità d’apertura ad aree strategiche in Europa”, ha detto nuovamente Angela Merkel, questa volta in sede europea, in riferimento all’interruzione dei negoziati per l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord nell’Ue.

Anche questa vicenda dimostra come la Germania anteponga i propri interessi geostrategici (in questo caso commerciali e migratori) rispetto alla volontà maggioritaria dell’Unione europea.

La sopravvivenza dell’Ue dipende dal nazionalismo tedesco

Bruxelles non può però sopravvivere ancora a lungo se il comportamento del suo azionista di maggioranza prosegue in questa direzione. La prossima sfida si aprirà infatti a breve nella sede della Banca centrale europea, dove la Germania vuole ancora una volta dire la sua. Il programma di acquisto dei titoli di Stato dei paesi membri (Quantitative easing), che finora sembra essere l’unico strumento in grado di far sopravvivere la struttura, non piace a Berlino che ne vuole l’immediata chiusura.

D’altra parte Christine Lagarde sembra essere invece più vicina alla linea morbida francese, che era anche quella di Mario Draghi, più disposta quindi a tenere vivo il Qe. Il destino dell’Unione europea è quindi più che mai nelle mani della Germania, che dovrà decidere se fare finalmente quel passo indietro nel nome della tanto sbandierata solidarietà europea, oppure continuare ad essere quello che è sempre stato: un Paese estremamente sovranista con derive egemoniche.

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