“Questa estate il governo ha dormito”. Ecco tutti i ritardi sulla seconda ondata di Covid

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  • “Il governo la scorsa estate non è mai andato in vacanza”. Il premier Giuseppe Conte lo ha ripetuto più volte in queste settimane anche di fronte a critiche provenienti da giornali non eccessivamente ostili come Repubblica.

    Il governo, secondo quanto sostiene il premier, ha lavorato tenacemente per cercare di prevenire ed eventualmente affrontare la seconda ondata della pandemia. A ben guardare, però, gli esiti non sono stati quelli sperati. Sicuramente qualcosa non è andata come l’esecutivo aveva previsto. Con l’ultimo Dpcm, le venti Regioni italiane sono state ‘colorate’ di giallo, arancione e rosso, in base ai diversi livelli di restrizioni alle quali sono state sottoposte. Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria sono state le prime a fermarsi, seguite a ruota dalla provincia di Bolzano e, infine, dalla Toscana e dalla Campania, con l’inevitabile strascico di polemiche tra l’esecutivo giallorosso e i governatori. A queste, a breve, dovrebbe aggiungersi anche l’Abruzzo. Sette Regioni su venti sono attualmente in zona rossa, mentre altre 9 in zona arancione. Dalle restrizioni si salvano solo la provincia di Trento, Sardegna, Veneto, Molise e Lazio. In pratica, un lockdown nazionale mascherato che evidenzia il fallimento e l’inerzia di un governo che in estate si è cullato sugli allori, forte degli elogi ricevuti per il “modello italiano” impostato nella prima fase della pandemia. Un modello che dubitiamo fortemente possa essere preso come esempio, soprattutto alla luce delle evidenti mancanze degli ultimi mesi.

    “Se alla prima ondata c’era la giustificazione del fatto che tutti siamo stati presi alla sprovvista dallo tsunami, adesso questa scusa non regge più”, dice a ilGiornale.it la deputata forzista Giusy Versace, membro della commissioni Affari Sociali della Camera. “Si sapeva che sarebbe arrivata questa seconda ondata e da giugno a ottobre si poteva fare prevenzione. Si potevano aprire altri Covid-hospital, seguendo l’esempio di Bertolaso, e dare così la possibilità a chi è affetto da altre patologie non legate al Covid di curarsi, ma non si è fatto”, aggiunge la deputata forzista che, poi, si domanda: “Perché non abbiamo chiesto il Mes? Perché solo oggi si sono resi conto che, per evitare il collasso degli ospedali, era necessario mettersi d’accordo con le strutture alberghiere dove ospitare i malati di Covid? Perché dobbiamo sempre rincorrere il virus?”. Tutte domande che portano ad un’unica conclusione: il governo ha sottovalutato l’imminente arrivo della seconda ondata.

    La conferma ci arriva da un altro membro della commissione Affari Sociali, il meloniano Marcello Gemmato che attacca: “D’estate non si è proprio lavorato sul Covid e il fatto che in commissione non sia arrivato nulla di attinente alla strutturazione dei posti letto, al trasporto pubblico o alla riapertura delle scuole ne è la prova”. “Probabilmente si è voluto allontanare il problema del Covid, ma anche un report della Gimbe chiarisce molto bene che il governo d’estate ha dormito”, aggiunge l’esponente di Fratelli d’Italia. L’istituto di Nino Cartabellotta, infatti, ha denunciato la “non strategia” del governo che ha inseguito il virus emanando un Dpcm dopo l’altro, cercando così di porre rimedio ai suoi innumerevoli ritardi. “Il bando per l’individuazione del personale per il contact tracing è partito il 24 di ottobre, mentre quello per l’attuazione dei piani di organizzazione della rete ospedaliera nazionale il 2 di ottobre. E la gara per ottenere 5 milioni di test rapidi è stata bandita solo il 19 di settembre”, si legge sul sito startmag che riporta una sintesi dell’analisi fatta dalla fondazione Gimbe.

    Tutti i ritardi del governo Conte

    Ma non è tutto. Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio in Senato, ci elenca tutta una lunga serie di altri ritardi. “Noi come Lega il 7 luglio scorso abbiamo fatto un’interrogazione in cui chiedevamo se il governo si stesse dotando di un piano per la seconda ondata. L’abbiamo riproposta varie volte ma non ci hanno mai risposto e il piano è arrivato solo il 12 ottobre, quando ormai eravamo già dentro nella seconda ondata”, rivela Romeo che aggiunge: “I fatti dimostrano che non è vero che Conte abbia lavorato questa estate. Questa è la prova provata che questi hanno sottovalutato tutto”. Tralasciando l’ormai noto fallimento dell’App Immuni, “Nel Cura Italia si prevedeva assunzione di 3000 tracciatori, ne sono arrivati solo 341, mentre agli ospedali mancano ambulanze ma il bando è uscito solo a ottobre. Tardi”, sottolinea Romeo. Poi c’è il capitolo del trasporto pubblico al quale il governo, con un decreto emanato solo l’8 settembre, ha destinato appena 300 milioni. “Di questi 300 solo la metà sono subito utilizzabili dalle Regioni (ne hanno usati 120) mentre per gli altri 150 il decreto di riparto tra le regioni è stato fatto solo a fine ottobre, quando ormai era già tardissimo”, attacca Romeo che, infine, fa notare come il protocollo per i medici di base che devono assistere i malati di covid a casa sia stato aggiornato solo a novembre. “Si è fatto tutto maledettamente tardi”, conclude il leghista secondo cui “se, come dice il presidente di Assolombarda che la credibilità di un paese si misura con la sua capacità di agire, allora per il governo Conte credibilità zero”.



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