Il referendum sulla cittadinanza – che il Governo deve convocare tra il 15 aprile e il 15 giugno 2025 – rappresenta un’opportunità per affrontare un tema di grande rilevanza sociale e civica in modo pragmatico, senza lasciarsi trascinare da ideologie o preconcetti. La questione riguarda, infatti, il riconoscimento di diritti e doveri per persone che vivono stabilmente nel nostro Paese, contribuendo alla sua crescita economica, culturale e sociale.
Cosa prevede il referendum? Il dimezzamento da 10 a 5 degli anni di residenza legale in Italia necessari per i cittadini extra UE per poter avanzare la domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni.
Innanzitutto, concedere la cittadinanza a chi è nato o cresciuto in Italia significa riconoscere una realtà già esistente: bambini e ragazzi che parlano italiano, studiano nelle nostre scuole, condividono la cultura e i valori del Paese in cui sono cresciuti. Non si tratta di un favore, ma di un atto di equità e coerenza con il principio di integrazione.
In secondo luogo, una riforma della cittadinanza basata su criteri oggettivi migliorerebbe l’inclusione sociale e il senso di appartenenza. Chi cresce sentendosi parte di una comunità è più incentivato a contribuire positivamente alla società. Al contrario, mantenere un sistema che rende difficile il riconoscimento della cittadinanza rischia di generare esclusione e frustrazione.
Sul piano economico, una maggiore inclusione dei cittadini di fatto favorisce la partecipazione attiva al mercato del lavoro, con effetti positivi sulla crescita economica e sulla sostenibilità del sistema previdenziale. Inoltre, la semplificazione del processo di cittadinanza ridurrebbe il carico burocratico per amministrazioni e famiglie. Basti ricordare che dopo i 10 anni di attesa oggi ci sono ancora, mediamente, almeno 3 anni di burocrazia per ottenere formalmente la cittadinanza.
Infine, garantire il diritto di cittadinanza a chi ha legami reali e duraturi con l’Italia rafforza i valori democratici e il principio di uguaglianza su cui si fonda la nostra Costituzione. Il referendum offre quindi la possibilità di adeguare la normativa a una società che è già cambiata, superando rigidità anacronistiche.
Per tutte queste ragioni, votare “sì” al referendum sulla cittadinanza significa promuovere un’Italia più giusta, inclusiva ed efficiente, senza pregiudizi ideologici ma con una visione concreta e responsabile del futuro.
Qui non esiste alcuna “disciplina di partito” ma il buonsenso di chi ama l’Italia e le sue sfide globali, ci rivolgiamo a tutti i cittadini perché decidano con la loro presenza al voto di fare un passo deciso in avanti, a favore degli interessi del nostro stesso Paese.
Noi siamo a disposizione, anche a Ravenna, per la formazione di un comitato promotore aperto e largo.
Nevio Salimbeni – Coordinatore provinciale di +Europa
Ravenna 27 febbraio 2025