È stata inaugurata oggi, domenica 8 marzo, nella Giornata internazionale della donna, la ciclabile dedicata a Maria Assunta Novelli, giovane ravennate uccisa nel 1905. Fu il primo femminicidio documentato come tale. La cerimonia si è svolta a pochi metri dal cenotafio che ricorda la tragica vicenda, alla presenza di istituzioni, forze dell’ordine rappresentate dal Comandante della Stazione Carabinieri di Marina Romea, associazioni combattentistiche e d’Arma e cittadinanza che insieme poco prima vi avevano reso omaggio con la benedizione di don Raffaele, parroco di Casal Borsetti.
Col servizio d’ordine fornito dai volontari di ANC, e con la presenza del S.Ten Isidoro Mimmi di ANC, del dottor Giuseppe Fantini presidente di ANPS e dopo il saluto introduttivo di Licia Suprani, presidente del CT del Mare, il vicesindaco di Ravenna, Eugenio Fusignani, è intervenuto sottolineando il valore civile e politico dell’intitolazione: “Non ogni intitolazione è un atto formale. Alcune sono un atto di coscienza. Intitolare questa ciclabile a Maria Novelli significa scegliere cosa ricordare e come ricordarlo, trasformando una tragedia personale in consapevolezza collettiva”.
Maria Assunta Novelli fu trovata senza vita il 24 settembre 1905 sulla spiaggia alla foce del Lamone, incinta di un mese e uccisa per aver respinto le attenzioni di un uomo.
“Una giovane vita spezzata per un ‘no’ non rispettato – ha ricordato Fusignani –. La sua storia parla ancora al nostro presente”.
“Il contrasto alla violenza di genere passa anche attraverso l’educazione – ha proseguito –. Investire nell’educazione all’affettività e al rispetto fin dalle scuole è fondamentale: insegnare il consenso, la libertà dell’altro e il valore delle relazioni aiuta a prevenire la violenza”.
Fusignani ha richiamato anche il lavoro per riequilibrare la presenza femminile nella toponomastica cittadina: “A fronte di una media nazionale del 5% a Ravenna oltre il 12% delle intitolazioni è al femminile, ma è ancora poco e la strada è lunga”.
Sulla scena nazionale, il vicesindaco ha sottolineato l’importanza di coerenza tra parole e politiche pubbliche, criticando l’attuale governo: “Quando il governo nazionale evoca valori familiari o identità, serve che li dimostri con scelte concrete: dagli asili nido ai servizi sociali fino agli investimenti sulla prevenzione sanitaria. La coerenza tra parole e politiche pubbliche è il vero banco di prova della credibilità politica”.
Infine, il drammatico quadro dei femminicidi: nel 2025 sono state uccise 88 donne e nei primi mesi del 2026 già sette. “Non sono numeri – ha sottolineato Fusignani – ma nomi e vite spezzate”.
Il discorso si è chiuso con le parole di Rita Levi-Montalcini: “La libertà e la dignità delle donne non sono concessioni, ma conquiste da difendere ogni giorno”. “La memoria – ha concluso Fusignani – non può essere solo commemorazione. Deve diventare impegno civile, perché nessun ‘no’ debba mai più costare la vita a una donna”.











