Ravenna ricorda oggi, venerdì 13 marzo, una delle pagine più drammatiche della storia del lavoro in Italia. Sono trascorsi trentanove anni dal tragico incendio scoppiato nel 1987 durante un intervento di manutenzione straordinaria sulla nave “Elisabetta Montanari”, nel cantiere navale Mecnavi, dove tredici operai persero la vita per asfissia all’interno della stiva.
In un comunicato diffuso da Charles Tchameni Tchienga, presidente dell’associazione Il Terzo Mondo ODV, viene rivolto un accorato omaggio alla memoria di quei lavoratori, sottolineando come la ferita sia ancora aperta per l’intera comunità. Molte delle vittime erano giovanissime e alcune si trovavano al loro primo giorno di impiego, spesso senza adeguate misure di protezione o tutele contrattuali. Una tragedia che colpì duramente il territorio: dodici delle vittime erano italiane, di cui cinque provenienti dal comune di Bertinoro, mentre la tredicesima era Mosad Mohamed Abdel Hady, cittadino egiziano residente a Marina di Ravenna.
“Il mio pensiero va alle famiglie, ai colleghi e agli amici di questi tredici lavoratori sacrificati”, ha dichiarato Charles Tchameni Tchienga. “Affermo senza riserve che il sacrificio dei ’13 martiri del lavoro’ del cantiere navale Mecnavi non è ancora servito da lezione sufficiente. È deplorevole e ingiusto che l’egoismo umano possa prevalere sulla dignità dell’individuo e sulla vita stessa”.
Secondo il presidente dell’associazione, nonostante gli sforzi normativi compiuti negli anni, la realtà dei cantieri e dei luoghi di produzione presenta ancora criticità inaccettabili. Il riferimento è alla persistenza del lavoro irregolare, del precariato e di pratiche di sicurezza spesso inadeguate che continuano a causare morti “bianche” anche in giovanissima età.
“È con rammarico che constato come, dopo questa sciagura, il lavoratore continui purtroppo a essere trattato come uno strumento da sfruttare invece di essere posto al centro di una protezione incondizionata”, prosegue la nota di Tchienga. Il messaggio di commemorazione si chiude con un appello alla riflessione collettiva e alla responsabilità delle istituzioni e delle imprese, affinché la memoria della tragedia Mecnavi non resti un mero esercizio di retorica, ma diventi uno stimolo concreto per una sicurezza sul lavoro che non ammetta deroghe: “Restiamo umani”.












