A Ravenna, una coppia di giovani genitori si trova ad affrontare un inaspettato ostacolo nel percorso di crescita della loro bambina. Nonostante avessero ottenuto un posto al nido comunale tramite bando, la loro figlia di due anni non può frequentare la struttura a tempo pieno, a causa di un problema legato al sonnellino pomeridiano. Il fatto che la bimba rifiuti di dormire come gli altri bambini ha creato una situazione che sembra non poter essere risolta dalla struttura pubblica.
Il rifiuto del sonnellino e le difficoltà organizzative
La piccola, infatti, non si addormenta durante le ore di riposo pomeridiano, il che crea non solo disagio per lei, ma anche per gli altri bambini del nido. Le educatrici si sono trovate costrette a chiamare la madre ogni volta che la bambina si agitava, piangeva e non riusciva a dormire. La proposta della madre, di lasciare la figlia in un’altra stanza per giocare, è stata rifiutata dalla struttura, che ha insistito affinché la bimba restasse nel dormitorio insieme agli altri, dove avrebbe potuto disturbare il sonno degli altri bambini.
La difficoltà è stata ulteriormente amplificata dalla risposta dell’Amministrazione comunale, che non ha trovato una soluzione. Di fronte a questa impasse, la famiglia ha dovuto accettare una frequenza part-time al nido, con la consapevolezza che questa non sarebbe stata una soluzione definitiva. Quando la mamma tornerà al lavoro a settembre, il part-time non sarà più compatibile con gli orari lavorativi e la gestione quotidiana diventerà insostenibile.
Le difficoltà economiche e il passaggio al privato
Il disagio, però, non è solo organizzativo ma anche economico. Con il nido comunale a soli 300 metri da casa, la famiglia si trova ora a dover cercare una struttura privata, più costosa e distante. La scelta del privato non è una soluzione ideale, ma diventa l’unica alternativa per garantire alla bambina una continuità nel percorso educativo. La difficoltà economica di sostenere una struttura privata, insieme ai disagi organizzativi legati al trasporto, rende ancora più evidente la frustrazione dei genitori.
Una gestione che lascia a desiderare
Questa situazione solleva interrogativi sulla gestione dei servizi pubblici locali e sulla difficoltà di adattare l’offerta alle necessità reali delle famiglie. Mentre il nido dovrebbe essere un luogo in cui i bambini possano crescere, socializzare e svilupparsi, il caso della bambina di Villanova di Bagnacavallo evidenzia una lacuna nella capacità di risposta delle strutture pubbliche, costringendo i genitori a soluzioni che non solo sono disagevoli ma anche economicamente più gravose.
Il caso solleva anche una riflessione sul supporto che le strutture educative devono garantire alle famiglie, adattando le proprie modalità alle esigenze specifiche dei bambini, senza creare disparità o difficoltà per chi si affida ai servizi pubblici per l’educazione e la cura dei propri figli.